Il tuo Carrello

Quantità prezzo Totale
0,00
Procedi al Checkout
Il tuo carrello è vuoto
0 Oggetti | 0,00
incl. tasse, escl. commissioni

Visita la pagina dell'editore

Rossopietra edizioni

Elisabetta Furini
Elì Honfleur

Elì Honfleur
Prezzo Fiera 13,00

Ogni piccolo passo è un viaggio, ed ogni viaggio può essere un passo verso di noi. Nell’attraversare nuovi spazi si aprono sensazioni, riflessi, assonanze col nostro modo di sentire e curiosità. Ci sono luoghi che ci assomigliano, che ci attraggono e in cui ci sentiamo a casa. Un piccolo diario di viaggio fra strade nuove e sogni, alla ricerca di una piantina dal magico profumo. Il volo di un uccello che spazia nel cielo nella contemplazione del mondo  e dei suoi magici riflessi sulla vita intorno a sé.

Come ci rivela lei stessa:

“Scrivo piccoli quaderni da quando ero una irrequieta ragazza emiliana, alla ricerca di quella forma che ancora non trovo, se non nell’arcobaleno delle sfumature incontrate nell’esistere. I miei compagni di viaggio sono stati il teatro, la musica, la poesia e molte matite colorate, insieme agli incontri, agli errori, e agli appunti che abitano la mia casa. Ci sono quaderni di finestra, diari segreti, appunti di viaggio e riflessioni in ordine sparso, insieme agli spettacoli che scrivo e interpreto, alla malinconia e ad un’inguaribile fanciullezza interiore che mi regala sguardi stupiti sulla vita tutta. Ora vivo accanto al mare, in compagnia di gabbiani e cieli mutevoli, e cerco di far uscire dalla mia stanza alcune creazioni, come questo piccolo diario, come a far volar via qualcosa da una finestra”

Estratto

GIORNO UNO: LA PARTENZA

Arrivo alla stazione di Bologna un’ora prima.

Paura di perderlo.

Le indicazioni sono vaghe.

Marciapiede tre – otto.

Allora tre o otto?

Nessuno a cui chiedere.

Attendo.

Arriva un altro Flixbus. Va a Roma.

Un altro. Va in un posto impronunciabile.

Vado dall’autista del bus che va a Roma che, senza voce, sussurrando fortissimo, mi assicura che il Flix è un po’ in ritardo ma arriverà. Sono le nove e quaranta, orario della partenza. Il Flix non arriva e…

SCOMPARE DAL TABELLONE!

AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO...

È già partito e non me ne sono accorta!

Torno dall’autista di prima che mi rassicura ancora (sempre sibilando) dicendo che quando è passato l’orario… spariscono dal tabellone. Per la perpetua serenità dei presenti.

E così sia.

 

Finalmente alle dieci… (venti minuti di vera ansia da ‘non andrò in Francia’) il FLIX, nel suo splendido manto verdepisello-arancionezucca, compare in un marciapiede che oscilla fra il tre e l’otto.

Come da tabellone: il quattro.

Il genio di mio fratello ha prenotato il posto davanti, perché si ricorda bene che soffro il mal d’auto (da bambina ho vomitato spesso sulle sue ginocchia), quindi un viaggio in pullman di dieci ore potrebbe essere impegnativo.

Per il vicino soprattutto.

 

 

ARRIVO.

Sacchi di spazzatura accatastati al portone sotto una finestra che scoprirò poi essere la mia. Apro la porta e vedo… UNA CANTINA.

Lunga, brutta, stretta e piena di cose accatastate. Odore di muffa. TERRORE!

La finestra dà sulla strada, più precisamente sull’immondizia, e la persiana ha un buco quadrato. OHI OHI.

Trovo la chiave, apro la porta, e dalla cantina entro in una casina. Dentro la cantina c’è una CASINA. Ma di fuori è certo una cantina. Va bè. Mi assesto, spargo roba da tutte le parti per sentirmi a casa, faccio il letto cercando di non analizzare troppo il materiale su cui sto stendendo il lenzuolo.

Mi faccio una doccia (scoprendo con gioia che funziona e pure l’acqua calda), mi cambio ed esco. Direzione FONTAINE DE LA ROTONDE.

Scoprirò presto che sarà il mio più prezioso punto di orientamento.

O dopo la fontana.

O a destra.

O a sinistra…

DELLA FONTANA.

Sono le ventuno e trenta e sto girando da circa mezz’ora intorno alla Fontana Ronde come fanno i monaci nelle preghiere, e già la amo.

Osservo le strade che da lì si dipartono, la gente, l’acqua e gli schizzi che rinfrescano l’afa, le luci e gli alberi fruscianti.

Sento una MUSICA.

La seguo e mi trovo in COURS MIRABEAU, che dentro mi si inrima con ISABEAU, la leggiadra Ladyhawke respirata fino all’ultima cellula cinematografica e immaginifica.

Percorro il magnificente viale alberato respirando platani, aria calda e piacere.

In fondo scorgo un palco, circondato da persone, su cui si alternano giovani cantanti lirici accompagnati da una grande orchestra.

Mentre mi avvicino in un sinuoso slalom fra altri esseri richiamati lì dalla magia dell’opera, fra un VINCERO’ e UN BEL DI’ VEDREMO, penso che dovrei pure procacciarmi qualche forma di cibo.

Ma sono qui. In Francia. Alé.

Pochi attimi dopo ho un gelato enorme in mano, un gran caldo e un senso diffuso di felicità e imprecisione.

 

 

GIORNO SEI: VITA DA LOUBERON

Un laboratorio segreto.

Nessuno deve sapere cosa stiamo cercando. Arriva gente. Li allontano gentilmente. Mi occupo di mantenere la distanza da chi potrebbe interferire nel progetto. Credo di essere una specie di guardia del corpo, agente segreto o… Fette di cocomero mi guardano da vicino mentre, seduta al bar, cerco di ricordare le peripezie notturne. Ma sono scivolate via. Difficile afferrare i sogni.

Ho comunque conquistato, in terra, un nuovo bar e sono seduta nella piazza dell’Hotel de Ville, alla BRASSERIE DE LA MARIE. Ordino cafè au lait e croissant. Devo averlo pronunciato troppo sottovoce, perché il croissant è rimasto prigioniero del bar mentre al mio tavolo arriva la più grossa tazza di schiuma al profumo di caffè che avessi mai visto.

Più grossa è la tazza, più ritorno bambina.

Mi infilo in un paio di mostre, fra costumi di scena e lignei paraventi, e poi inizio la ricerca del kit di sopravvivenza per il viaggio di domani.

Entro in una boulangerie e, con un euro, esco portatrice di una lunghissima baguette corredata di un piccolissimo fazzoletto di carta per agguantarla. Proseguo per il mercato e probabilmente faccio un po’ di confusione fra hg e libbre, e comunque porto a casa due vaschette stracolme di prosciutto provenzale e salame.

Nella mia cantina compongo il necessario per le 10 ore di bus e mi avvio all’ufficio del turismo, dove mi attende un tour pomeridiano dei villaggi del Louberon. L’unico che conosco e che desidero rivedere è GORDES.

Me ne sono innamorata guardando per circa 20 volte, in uno dei miei periodi di ‘TRANSEMOTIONAL DEPRESSION NO MAN-JUST CRY’, il film “Un’ottima annata”. Russel Crowe e la meravigliosa Marion Cotillard, diretti da Ridley Scott in una romantica storia tratta dal romanzo di Peter Mayle.

Poi ci sono capitata quasi per caso, accompagnando un amico in un breve viaggio francese presso suoi conoscenti, in un pomeriggio di pioggia. Una torta nuziale di pietre e case deliziosamente incastonate nel paesaggio. Spero di rivederlo al sole. E da sola. Olè.

 

 

Sogno di essere dentro al mio film preferito. Peccato che sia totalmente concentrata in un pomeriggio poliglotta.

Il mio cervello traduce le spiegazioni nelle tre lingue, coprendo i buchi di comprensione mancanti all’una o all’altra.

Ma appena cerco di pronunciare qualche frase si ripresenta il problema della scelta.

Comincio in francese, zampillano poi a profusione vocaboli inglesi con una marcata cadenza spagnola.

UN DISASTRO.

Parlerò in italiano.

La prima fermata è un delizioso paesino dove fra un vicolo, una foto, una boutique di graziosi vestiti di lino e un gelato al gusto ‘callisson-pistacchio’, trascorriamo i nostri quarantacinque minuti di ‘vita da Louberon’.

Ad ogni sosta mi svesto per sopportare l’aria bollente per poi rivestirmi di tutto punto appena si risale sul van.

Un pomeriggio da spogliarellista.

Mossa a compassione dalle richieste delle due esuberanti panamensi, l’autista si ferma nei pressi di un campo di lavanda. Stavolta non piove. Foto a volontà. Un profumo che trafigge. Vorrei sdraiarmi lì fra le api (che solitamente mi terrorizzano) e aspettare il tramonto. Ma la sosta prevista è di cinque minuti.

INSPIRO INTENSAMENTE.

Proseguendo nella valle arriviamo a ROUSSILLON, e anche questa volta il nome è più che un indizio.

Siamo nel bel mezzo delle ocre più intense che si possano immaginare. Case sfumate dal giallo all’arancione, passando dal rosso sera alla terra accesa. Ci avviamo verso ‘Le sentier des Ocres’, un piccolo Grand Canyon.

Gli occhi si scaldano nella polvere che scivola dal giallo al rosso con sfumature commoventi. La tocco. Tinge. Pigmento puro. Cammino su una tavolozza di colori caldi e sto per diventare un quadro.

Specifiche

  • Pagine: 96
  • Anno Pubblicazione: 2020
  • Isbn: 9788885451117
  • Prezzo copertina: 13,00

Seguici

ContaTti

Telefono 351 886 28 90

Edizioni del Loggione srl
Sede legale: Via Piave, 60 - 41121 - Modena - Italy
P.Iva e C.F.: 03675550366
Iscrizione Camera Commercio di Modena REA MO-408292


© ItaliaBookFestival è un marchio registrato Edizioni del Loggione srl