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Sara Meloni
Esistono i supereroi?

Esistono i supereroi?

Anna vorrebbe scrivere un libro, ma qualcosa la blocca, fino a che non conosce Claudio, sognatore appassionato di supereroi. Una sera però, Claudio subisce un grave incidente e resta paralizzato. Anna va a trovarlo e insieme iniziano a scrivere una storia. Finché una notte Anna riceve una strana telefonata. Il ragazzo ha scoperto di avere dei 'superpoteri', con i quali riesce a spostare gli oggetti senza toccarli: qualcuno gli ha parlato in sogno e gli ha chiesto di raggiungerlo. Anna è scettica, ma decide ugualmente di aiutare l'amico, così i due protagonisti vengono trascinati in un'avventura incredibile. Insieme a un gruppo di 'supereroi', che possiedono un Dono speciale. Claudio si sente subito a suo agio, perché sta finalmente vivendo la vita che aveva sempre desiderato. Anna è invece piena di dubbi, e deve affrontare una sfida interiore prima di conoscere il proprio potere: controllare la luce e condensarla in onde di energia. Ma cosa significa davvero essere un supereroe?

Primo capitolo
  1. Il ragazzo solitario

 

Chi di voi ha mai sognato di diventare un supereroe?

Sono sicura che tutti, o quasi tutti, almeno una volta nella vostra vita, avrete immaginato di volare, di spostare gli oggetti senza toccarli, di leggere nel pensiero, di passare attraverso i muri e tante altre stranezze del genere. Sono quelle cose che di solito si sognano quando si è bambini. Ma c’è anche chi non smette mai di fare certi sogni: io ne ho conosciuto uno...

 

Claudio era un ragazzo di diciassette anni, e frequentava la quarta superiore. Aveva pochissimi amici, forse neanche uno.

Lo vedevo sempre alla ricreazione: una figura solitaria in fondo al cortile, non parlava mai con nessuno e nessuno gli aveva mai rivolto la parola. Il suo sguardo, fisso, si perdeva lontano oltre la ringhiera...

 

A questo punto, tutti voi vi sarete immaginati il classico ragazzino vittima di bullismo, ma non era il suo caso. Piuttosto, passava inosservato. Per tutti, ovviamente, tranne che per me. L’alone di mistero che lo circondava suscitava in me una certa curiosità.

Scusate, non mi sono ancora presentata: mi chiamo Anna. Anche io avevo diciassette anni all’epoca e, come avrete intuito, frequentavo la stessa scuola di Claudio, ma in una classe diversa.

In ogni caso, non avevo mai avuto modo di parlarci, perché la mia timidezza aveva sempre prevalso sulla curiosità. Non sapevo quale sarebbe stata la sua reazione, e devo ammettere che mi vergognavo per ciò che gli altri avrebbero potuto dire: nessuno a scuola parlava col Ragazzo Solitario. Così alla fine neanche io ci avevo mai provato. E a un certo punto mi ero arresa del tutto. O quasi.

Devo tuttavia riconoscere che un altro evento intervenuto nella mia vita privata di adolescente era responsabile di questo disinteressamento. Da qualche tempo, infatti, avevo stretto un’amicizia particolare con Alberto, un mio compagno di classe. Da vero galantuomo era stato lui ad avvicinarsi a me. La mia prima uscita ufficiale con un ragazzo: incredibile!

E non nascondo che iniziava a piacermi. Era carino e pure simpatico. E soprattutto si interessava a me, oltre che trattarmi con molta gentilezza. Insomma, poteva forse essere il fidanzato ideale che tutte sognano di avere. In quel caso, avrei dovuto ritenermi davvero fortunata...

 

Era l’inizio del mese di dicembre, e dal mio primo appuntamento con Alberto erano ormai passate diverse settimane. Lui non si era ancora dichiarato, ma ci sentivamo assai di frequente, ed eravamo usciti per una passeggiatina romantica almeno altre cinque volte. Avevo praticamente dimenticato Claudio.

Quel giorno, i rappresentanti degli studenti avevano indetto l’assemblea proprio a ridosso del fine settimana. Come al solito la scuola era semideserta, ma io da brava e diligente studentessa avevo comunque deciso di frequentare la prima ora di lezione. In classe ci ritrovammo in cinque. Alberto non c’era, ma eravamo d’accordo per incontrarci a fine mattinata.

Così, mentre rientravo a piedi sola soletta, con la testa tra le nuvole, la mia scarpa calpestò qualcosa: un foglio di carta spiegazzato e trascinato dal vento. Lo raccolsi, lo distesi e vidi uno strano disegno fatto a matita. Sembrava la bozza per un fumetto. Sicuramente qualcuno lo aveva perso. Quando alzai gli occhi per guardarmi intorno, avvistai una figura solitaria che si allontanava lungo la via. Probabilmente non l’avevo notata prima, talmente ero sovrappensiero. Mi misi a correre e in pochi secondi fui abbastanza vicino perché mi sentisse.

«Ehi! Scusa!» dissi a voce alta. «Non è che per caso... hai perso questo?»

Mi bloccai a metà frase, quando lui si voltò con sguardo interrogativo verso di me. Era Claudio. Il mio cuore fece uno strano sobbalzo che lì per lì non mi seppi spiegare. Probabilmente le mie guance erano diventate color bordeaux, anche se avevo la scusa di aver appena corso. Di colpo ammutolii. Restammo lì a fissarci per un tempo che mi sembrò interminabile, poi lui si avvicinò per guardare meglio il foglio che gli stavo porgendo.

«Oh sì! Grazie» mi rispose. E si riprese il disegno. Ma prima che se ne andasse riuscii a dirgli: «È molto bello, complimenti!» Lui si bloccò, un po’ incredulo, forse anche un po’ imbarazzato. Si passò una mano tra i capelli, e mormorò un altro «grazie». Poi si girò e se ne andò via.

Rimasi impalata per diversi minuti prima di essere nuovamente in grado di muovermi e di pensare. Sei proprio scema! Dissi a me stessa. Ma cosa ti sarà saltato in testa!

Arrivata a casa mi sdraiai sul letto, a pancia in su, lo sguardo perso fuori dalla finestra, mentre la mia mente correva veloce tra mille pensieri.

Improvvisamente fui interrotta dallo squillo del cellulare.

Alberto!

Cavolo, me ne ero dimenticata! Feci scivolare il dito sullo schermo. «Ciao... sì, ho fatto un po’ tardi, sto arrivando.»

Uscii di casa in tutta fretta.

Quella mattina passeggiammo per le vie del centro e ci fermammo persino a fare merenda in una creperia. Avrebbe forse potuto essere il gran giorno tra noi due, ma la mia testa era da tutt’altra parte. E forse anche lui se ne accorse. Più d’una volta mi chiese se stessi bene e io gli risposi di sì, ma con un tono non troppo convincente. D’un tratto mi sembrava di aver perso ogni interesse, non mi trovavo più così a mio agio con lui. Quando mi resi conto di non riuscire più a fingere, gli dissi che avevo bisogno di tornare a casa. Forse ci restò un po’ male, probabilmente si aspettava qualcosa di più. Ma anche se non mi piaceva deludere le persone, non volevo neanche mentirgli.

Mi accompagnò fino alla porta di casa, da vero cavaliere. Ci fermammo un attimo. «Grazie per la bella mattinata» mi disse.

Io non sapevo come comportarmi, risposi con un mezzo sorriso e forse lui capì che non era il giorno giusto. Mi abbracciò e ci scambiammo due baci sulla guancia. Poi entrai in casa e chiusi la porta dietro di me.

 

 

 

Specifications

  • Pagine: 174
  • Anno Pubblicazione: 2018
  • Formato: 15x21
  • Isbn: 978-88-6690-464-9

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