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BUENDIA BOOKS

Manuela Chiarottino
Fiori di loto

Fiori di loto

Perdere o vedere irrimediabilmente cambiata una parte di sé, a causa di un male crudele o di un destino scritto da qualcun altro, è un’esperienza traumatica che segna nell’intimo.

Segni e cicatrici tatuano la pelle e non solo, scavano nell’animo e minacciano di chiudere il cuore, facendoci dubitare dell’immagine di chi eravamo, chi siamo e saremo. Da una ferita, però, può sbocciare una vita nuova, con radici ancora più profonde e variopinte, così forte da ergersi oltre il fango dei ricordi e le paure, schiudendo i petali su un mondo tutto da esplorare.

Laura ha subito la mastectomia e sta reinventando una seconda esistenza circondata dai volumi della sua libreria, ma qualcosa le impedisce di aprirsi davvero alle possibilità che ha di fronte e forse all’amore. Ah-lai conserva sul viso le tracce di una storia lontana, e nei piedi le conseguenze della fasciatura; fluttua come un giunco nel vento, eppure il suo spirito non si è mai spezzato, nemmeno dopo aver provato la fugace gioia di un sentimento vero e travolgente.

Un incontro nato quasi per caso, nutrito dalla condivisione, dai racconti e una nuova consapevolezza del proprio Io: un’amicizia delicata come il loto e altrettanto preziosa, tenace e indimenticabile.

Prefazione di Mariangela Camocardi (Scrittrice e presidente di giuria del Premio Letterario “Verbania for Women”), commento finale di Arianna Garrone (Direttrice dell’Istituto Artemisia Formazione in Counseling Relazionale e Coaching), appendice a cura della Dott.ssa Etta Finocchiaro (Medico Chirurgo Specialista in Dietologia e Scienza dell’Alimentazione presso Ospedale Molinette di Torino)

Patrocinio e postfazione della Fondazione Ricerca Molinette. Parte del ricavato delle vendite sarà devoluta a sostegno del progetto “Donne per le Donne” per la prevenzione e la cura dei tumori al seno

Primo capitolo

Capitolo 1

I boccioli ovali si schiudevano lenti, fino a comporre il fiore nei suoi grandi petali rosa violacei, allargati su un intricato letto di foglie fluttuanti. Una stella che adesso sembrava
splendere nella melma. Il seme non aveva conosciuto la terra, non ne aveva bisogno, restava immerso nell’acqua paludosa e nel fango per settimane, in certi casi sigillato per anni.

Doveva essere scalfito, ferito, sbattere contro dure pietre per germogliare, ma non avrebbe mai rinunciato a vivere. Lo stelo sottile si muoveva trascinando con sé il bocciolo
e nulla poteva fare la torbida sporcizia per dissuaderlo dal cercare la luce. Ogni notte il fiore avrebbe richiuso i suoi petali per immergersi sott’acqua e ogni mattino sarebbe riemerso al sorgere del sole. Cosa poteva esserci di più resistente, puro e bellissimo al tempo stesso?

Laura guardava incantata la ripresa accelerata, sempre più rapita da quella magia. Aveva sempre pensato fosse un paradosso che i fiori di loto, simbolo di purezza e spiritualità,
sbocciassero dalla fanghiglia e senza mostrare nemmeno una macchia, né all’esterno né all’interno. Puri e luminosi, come stelle.

Lei invece si sentiva ancora macchiata.

Era stato un secondo, uno di quelli che cambia la vita mentre ancora ci si chiede cosa sia successo. Un secondo che aveva spaccato la testa, l’anima, il cuore.

Lei aveva cercato di tenere la testa fuori dal fango, dibattendosi, e sì, ce l’aveva fatta, eppure si sentiva ancora prigioniera di un limo denso e scuro.

C’era stato un prima, adesso c’era un dopo, ma anche un durante. E lei ne ricordava ogni singolo momento.

Era andata solo per un controllo, uno stupido, banale controllo.

Laura guardava il dottore e non sentiva cosa stesse dicendo, né si accorgeva più del suo gesticolare nervoso con la penna, ma il brivido gelido già le correva lungo la schiena.
Non poteva pronunciare quella parola a voce alta, non voleva neppure immaginarla.

Familiarità? Sì, c’era, ma non si era mai soffermata a pensarci più di tanto.

Sua madre? No, mia zia, sì, anche una lontana cugina, però…

Ma io sono molto più giovane, io sono…

A cosa servivano tutte quelle domande?

Se lo fece ripetere ancora e ancora. Non ci credeva davvero, non aveva senso, non poteva averne. Negare, voleva soltanto negare di essere lei quella a cui il dottore stava parlando. Posare le mani sulle orecchie e non ascoltare ciò che non le piaceva, come faceva da bambina.

Il cuore prese a battere più in fretta fino a scoppiarle. Si alzò di scatto e fece per fuggire via, ma era sciocco, inutile. Perché non era un incubo e lo sapeva.

Fu così che si aprì quella breccia nella sua vita e ci fu un prima e ci fu un presente senza fine.

Lo sentì chiaro e nitido, quel momento, come lo stridio di un gesso sulla lavagna che le riempiva le orecchie e il cervello, che le invadeva le vene, l’anima. Un terremoto e allo stesso tempo la percezione che tutto andasse al rallentatore.

Pensò a sua madre, mancata anni prima. Avrebbe voluto averla lì al suo fianco, eppure fu sollevata al pensiero che non potesse vederla in quel momento. E in quelli che sarebbero venuti dopo.

Pensò a suo padre, un uomo taciturno, rannicchiato nella propria vita. E pensò a Guido, a come dirgli ciò che stava accadendo. Alla sua reazione.

Guardò l’uomo seduto alla scrivania. Le sembrava crudelmente indifferente al suo destino, nonostante quel mezzo sorriso che ostentava sciorinando statistiche ottimiste.

Che ne poteva capire, lui, di come si sentiva davvero?

Non riusciva a formulare nessuna domanda, eppure le parole le stavano invadendo la gola.

Cosa succederà adesso?

Cosa dovrò fare adesso?
[...]

 

Lanciò un’occhiata verso la strada, verso la casa di Giglio d’Oro, almeno così la chiamavano in molti, altri invece Loto d’Oro, ma Laura ne ignorava il motivo. Sapeva solo che era una donna cinese dal viso sorridente solcato da una mappa di rughe sottili, gli occhi scuri e brillanti come gemme nere.

L’età era indecifrabile, avrebbe potuto avere anche cent’anni.

Solitamente stava su una vecchia sedia di paglia con un grosso cuscino a fiori, sistemata appena fuori dalla porta, sul marciapiede.

Quel giorno, però, la pioggia l’avrebbe costretta a casa e Laura si domandò se anche lei stesse guardando il documentario: in fondo, erano immagini della sua terra. Chissà quanti ricordi contenevano i suoi occhi.

Le pareva una donna dall’indole tranquilla, in pace col mondo, quasi assente. A volte si chiedeva perché fosse venuta in Italia, se soffrisse di nostalgia, se fosse sola. Forse era
stato un grande amore ad averla condotta fin lì. La incuriosiva, ma si sentiva distante da lei, anche se da quel giorno, di quasi un anno prima, qualcosa era cambiato.

Era tornata a casa dall’ospedale con l’anima spezzata e il volto rigato di lacrime già cristallizzate, e Loto d’Oro, per la prima volta, aveva accennato un saluto e le aveva sorriso.

Non si erano mai parlate, Laura non sapeva neppure se la capisse o se conoscesse la sua lingua, ma quel sorriso le aveva fatto bene e da quel giorno lo aveva sempre ricambiato.

Sì, avrebbe voluto avere i suoi ricordi: un’altra terra, un altro cielo, un’altra vita. Di sicuro migliore della sua.

Specifications

  • Pagine: 116
  • Anno Pubblicazione: 2020
  • Formato: 15 X 21 cm
  • Isbn: 978-88-31987-28-8

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