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Apollo Edizioni

Luisa Longobucco
Il Rolando di Berlino di Leoncavallo: Documenti per la sua storia

Il Rolando di Berlino di Leoncavallo: Documenti per la sua storia

Leoncavallo è conosciuto soprattutto per essere uno dei padri del Verismo in musica con la sua opera Pagliacci, facendone il manifesto del Verismo musicale.

Con Il Rolando di Berlino, si cimenta nell’opera verista storica cercando di seguire gli stessi canoni che aveva delineato per Pagliacci.

Il Rolando è un’opera verista di ambientazione storica, che da quasi un secolo non è più stata portata sulle scene.

In Italia è stata rappresentata solo al San Carlo di Napoli il 19 Gennaio del 1905, da allora non si hanno più notizie precise.

Nel primo capitolo del volume è stato analizzato il problema del Verismo in Leoncavallo e del suo approccio con l’opera verista storica, che lo porterà a comporre Il Rolando. L’iter di quest’opera è  ricostruito e documentato attraverso articoli di giornali, pagine autografe di Leoncavallo, documenti che risalgono ai primi anni del 1900.

Nel secondo capitolo, il dattiloscritto del libretto con le correzioni autografe di Leoncavallo, è stato messo a confronto con il testo finale, annotando correzioni e cambiamenti, è stato inserito il dattiloscritto del libretto con le correzioni autografe di Leoncavallo.

Infine è stato trascritto il libretto dell’opera.

Primo capitolo

Col termine Verismo, la critica ha indicato un movimento culturale che ha avuto rilevanza soprattutto nel campo letterario, sviluppandosi in Italia negli ultimi anni del XIX se- colo, sotto l’influenza del naturalismo francese.
Quest’ultimo faceva chiaro riferimento alla filosofia positivista, con prese di posizione sia politiche che sociali, men- tre il verismo italiano non prende una posizione definita in campo filosofico e politico.
Esiste tuttavia un rapporto indiretto tra il verismo e il positivismo, esso consiste nella scelta delle tematiche e dei metodi narrativi: l’atteggiamento, il metodo e il linguaggio che assumono i narratori veristi rispetto al fatto narrato è neutrale, evitano con cura di influenzare con preconcetti i dati forniti dalla realtà. Il lettore deve trarre il suo giudizio dai fatti presentatigli.
L’autore non commenta i discorsi dei protagonisti, ma riporta fedelmente e semplicemente il fatto, utilizzando un linguaggio che non è la lingua letteraria, ma quella parlata, di uso comune.
I pensieri e i sentimenti dei personaggi risultano dalle loro azioni e dai loro discorsi. La scelta dei soggetti privilegia la realtà presente, quella realtà che la letteratura romantica ha ignorato, la realtà delle classi umili, la loro cultura arretrata, la loro quotidianità banale.
I protagonisti della cultura italiana del tempo, non hanno accolto il verismo come un fenomeno letterario.
Benedetto Croce a proposito del Verismo scrive:
“Che cos’è il Verismo nella storia? È una parola riassuntiva, un’etichetta, per indicare un moto storico, di storia del- l’immaginazione svoltosi nella seconda metà del secolo XIX e correlativo allo svolgimento delle scienze naturali, psico- logiche e sociologiche.
L’arte anteriore versava più volentieri sugli ideali del- l’umanità; l’arte della seconda metà del secolo XIX ha guardato più volentieri ai fatti che possono chiamarsi brutali o materiali. (... )
L’arte anteriore considerava, nella passionalità quel che v’ha d’intellettuale, di morale, o almeno di squisito e raro: il Verismo, invece, quel che v’ha di misero, di egoistico, di co- mune, di stupidità e di meccanismo. L’arte anteriore considerava più volentieri l’uomo delle classi superiori, o in quelli delle classi inferiori cercava quasi soltanto ciò che risponde agli ideali di cultura e di vita etica: il Verismo più volentieri si volge alla borghesia affaristica, a quella meschina e magra, agli operai, ai contadini, alle plebi abbruttite, agli irregolari e ai rifiuti della società. (...)
Il Verismo è stato in Italia un’importazione, un’imitazione esotica.
Ma l’imitazione, la scimmiottatura di modelli esotici o nazionali, nell’arte è pari al nulla; e se il Verismo Italiano fosse stato così fatto, non metterebbe conto di parlarne. Il Verismo si affermò in Italia, perché l’Italia partecipava alla vita moderna e se venne preceduto da quello francese e inglese e ne risentì l’influsso questo fatto indica bensì la situazione storica in cui esso sorse, ma non designa punto l’inferiorità del
suo valore artistico.”1
Sostiene Adriana Guarnieri Corazzol: “Per quanto riguarda la letteratura, Giovanni Verga è l’autore più accreditato.”2
Infatti Verga delinea nella prefazione della sua novella L’amante di Gramigna i canoni della letteratura verista: in essa, pubblicata nel 1880 e concepita come lettera all’amico Salvatore Farina, Verga manifesta l’intenzione di sviluppare il suo racconto “colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare” mettendo “il fatto nudo e schietto” al centro della creazione artistica. Poiché si dovrà costruire una realtà dotata di vita autonoma, non più segnata dalla mano dell’autore: “il romanzo avrà l’impronta dell’avvenimento reale, e l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé, aver maturato ed esser sorta spontanea come fatto naturale“.3
Il melodramma italiano di fine secolo è stato influenzato dal verismo, anche se l’opera verista agli inizi del secolo è stata accusata di volgarità dagli intellettuali che dominavano la cultura italiana. I cosiddetti ascoltatori colti denunciavano l’opera verista per la sua predilezione per argomenti popolari, per l’uso di un linguaggio fatto di parole semplici, tal- volta in lingua dialettale.

Questo atteggiamento contro l’opera verista fu assunto da quei compositori che costituivano la cosiddetta Generazione dell’Ottanta di cui facevano parte Alfredo Casella, Gianfrancesco Malipiero, Ildebrando Pizzetti, Ottorino Respighi e il critico Fausto Torrefranca. Afferma Carlo Parmentola: “Il tono dispettoso, col quale l’uomo di cultura del Novecento irrideva all’opera Italiana e assumeva a suo nume musicale Wagner, è anche rilevatore di una certa invidia e di un in- confessato complesso di inferiorità.”4
A parere di molti critici, l’opera verista avrebbe dovuto avere la presenza della musica in tutti i casi in cui sul palco- scenico avviene qualcosa che nella vita reale si presenta in veste musicale.
Afferma Parmentola: “Seguendo i canoni della letteratura verista, si dovrebbe far musica solo quando la gente fa musica nella vita di tutti i giorni, e che la si facesse citando canzoni, ballabili, canti di lavoro, inni sacri, marce, brindisi autentici.”5
La nascita del verismo in musica e l’esperienza della Giovane Scuola Italiana, di cui fanno parte Puccini, Cilea, Giordano, Mascagni e Leoncavallo, si identifica con la prima rappresentazione dell’atto unico Cavalleria rusticana, che avvenne il 17 maggio del 1890.
L’opera Cavalleria rusticana è tratta da una pièce teatrale (già una novella ) di Verga, di ambientazione siciliana, musicata da Pietro Mascagni su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci.
Con il successo di Cavalleria rusticana e alla nascita della Giovane Scuola, si afferma contemporaneamente un’altra forma di teatro in musica: l’opera verista storica.
Molti autori, appartenenti alla Giovane Scuola si cimentarono nella composizione di opere veriste con ambientazione storica.
Alla fine dell’Ottocento si impose Andrea Chénier, scritta da Umberto Giordano, rappresentata per la prima volta a Milano al Teatro alla Scala il 28 marzo del 1896.
Giordano concepì la sua opera secondo i canoni del verismo assumendo come protagonista un poeta realmente vissuto durante la Rivoluzione Francese.
Anche un altro componente della Giovane Scuola, Francesco Cilea, scrive un’opera storica, Adriana Lecouvreur, in quattro atti, rappresentata per la prima volta nel 1902.
Anche Mascagni si inserisce - pur tardivamente - in questa tendenza componendo Il piccolo Marat, ambientato durante la Rivoluzione Francese, e rappresentato a Roma al Teatro Costanzi il 2 maggio del 1921.
Oggi l’atteggiamento verso quei musicisti che Gianandrea Gavazzeni definiva ironicamente “nemici della musica” è molto cambiato. Gli Atti dei Convegni di studi che riguar- dano Umberto Giordano, Francesco Cilea, Pietro Mascagni testimoniano il più maturo interesse rivolto dagli studiosi alla produzione di questi autori.
Anche la personalità di Leoncavallo, nota soprattutto per essere uno dei padri del Verismo in musica con la sua opera Pagliacci, in questi ultimi anni è stata oggetto di studi da parte di molti critici musicali.
Il mio lavoro di ricerca vuole portare un piccolo contributo scientifico alla conoscenza della figura di Leoncavallo compositore.
L’opera presa in analisi Il Rolando è un’opera verista di ambientazione storica, che da quasi un secolo non è più stata portata sulle scene nonostante sia stata trasmessa da una radio tedesca. In Italia è stata rappresentata solo al San Carlo di Napoli il 19 Gennaio del 1905; da allora non si hanno più notizie precise.
Nel primo capitolo è stato analizzato il problema del Verismo in Leoncavallo e del suo approccio con l’opera verista storica, che lo porterà a comporre Il Rolando. L’iter di quest’opera è stato ricostruito e documentato attraverso articoli di giornali, pagine autografe di Leoncavallo, documenti che risalgono ai primi anni del 1900.
Nel secondo capitolo, il dattiloscritto del libretto con le correzioni autografe di Leoncavallo, è stato messo a confronto con il testo finale, annotando correzioni e cambiamenti, inserendo il dattiloscritto del libretto con le correzioni autografe di Leoncavallo.
Una parte della documentazione è stata ricercata al Fondo Leoncavallo che si trova presso la Biblioteca Cantonale di Locarno, una parte all’archivio privato del Maestro Graziano Mandozzi, un’altra parte in diverse Biblioteche e collezioni private.

 

1 B. CROCE, Letteratura della Nuova Italia, vol. III, ristampato a Bari; Laterza 1949, pp. 11-14 .
2 Adriana G. CORAZZOL, Opera e Verismo : regressione del punto di vista e artificio dello straniamento, in R. Leoncavallo nel suo tempo, Atti del 1° Convegno Internazionale di studi su R. Leoncavallo, Milano, Sonzogno 1993, p. 14.
3Le opere di Giovanni Verga, a cura di Lina e Vito Perroni. Tutte le novelle, vol. I, Milano, 1940.

4CARLO PARMENTOLA, La Giovane scuola, in Storia dell’opera, vol. 1/2, UTET, Torino 1977, p. 522.
5CARLO PARMENTOLA, Dizionario della musica e dei musicisti, Il lessico, vol. IV, voce Verismo, p. 689, UTET, Torino 1984. 

Specifications

  • Pagine: 416
  • Anno Pubblicazione: 2019
  • Formato: 17X21
  • Isbn: 9788831202145

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