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Edikit

Stefano Mainardi
Le cronache di Lonthar

Le cronache di Lonthar
I Prescelti di Miranis

Folken vive a Lonthar, un protettorato nato dalle rovine della monarchia dopo la misteriosa morte del suo ultimo sovrano. La sua vita si divide tra lo studio delle Arti Arcane, il lavoro e le amicizie. Tutto sembra destinarlo a realizzare il suo sogno di diventare uno stimato artigiano arcano, fino a quando a Scuola non si imbatterà in Gregory, membro della nobile Setta del Dio Miranis, con il quale sarà costretto a battersi nell’arena. Da quel momento una serie di eventi lo travolgerà come un uragano, tanto da trovarsi coinvolto come vittima nel furto di preziose tavole, cosa che lo porterà all’espulsione immediata dalla Scuola.
Folken, allora, spinto dai suoi amici, Robert e Lia, partirà alla ricerca del cimelio trafugato e della sua parte mancante, nascosta nel deserto. Presto però capirà quanto poco importanti siano in realtà le tavole e quanto invece lo sia quello che permettono di trovare: una lancia forgiata dal Dio Miranis e da lui donata all’ultimo re.
Sarà l’inizio di un’avventura che cambierà per sempre la vita di Folken e dei suoi amici, e segnerà in modo irrimediabile il futuro di tutta Lonthar.

Una nuova epica avventura fantasy targata Edikit. Un’opera importante e di ampio respiro, scritta da un autore maturo e consapevole dei propri mezzi. Le pagine di questo libro scorreranno veloci, merito di una prosa precisa e mai pesante.

 

«Le cronache di Lonthar per me non è tanto un romanzo Fantasy, quanto la storia di come un piccolo gesto, un atto impulsivo, possa talvolta bastare a stravolgere la vita di una persona. Di come le certezze del quotidiano possano dissolversi in un attimo e di come solo quando questo accada sia possible capire ciò che è davvero importante.»
- Stefano Mainardi -

 

Stefano Mainardi è nato a Venezia nel 1982. Ha conseguito il diploma di maturità scientifica nel 2002 e si è poi laureato in Informatica all’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia nel 2007.
Lavora ora come IT Manager per il Comune di Mira.
Scrittore non di mestiere, ma per diletto, e’ appassionato di scienze, filosofia e arti marziali.
Le cronache di Lonthar - I Prescelti di Miranis è il suo libro d’esordio.

Primo capitolo

Prologo

 

Lia fissava immobile Folken che sorreggeva per la spalla l'amico moribondo e cercava di portarlo verso il centro della grotta. Robert non aveva ancora perso i sensi, ma era solo questione di attimi, il suo volto ormai era completamente cianotico.

Ogni metro di quel percorso era scandito da un colpo di tosse, che portava con sé un fiotto di sangue che andava a riversarsi sulla superficie rocciosa. Ad un tratto Robert non fu più in grado di reggersi in piedi e collassò a terra; Folken, nel tentativo di tenerlo, per poco non cadde a sua volta.

Lia continuava a guardare la scena senza però riuscire a trovare un senso a quella fatica. La grotta non aveva vie d’uscita. L’unica apertura oltre a quella da cui erano entrati era la crepa sul soffitto, da cui entrava la luce che illuminava l’ambiente, ma sfortunatamente era a più di trenta metri sopra le loro teste, e poi proprio al centro. Irraggiungibile, almeno nel poco tempo che avevano a disposizione.

Giunto sfinito proprio sotto la luce, Folken appoggiò Robert a terra e disperato salì sopra di lui per premere sulla ferita che aveva sul petto.

Inutile. Robert stava soffocando e il sangue che gli riempiva la gola era per lui ben peggiore di quello che gli usciva dal petto. Per lui non c’era più nulla da fare.

Lia urlò il nome di Folken. Voleva dirgli di smetterla, fargli capire che, per quanto atroce, i suoi tentativi stavano solo allungando l'agonia del loro amico. Ma Folken non si girò nemmeno, non la sentì. Dalla grotta più grande, quella da cui erano fuggiti, proveniva un frastuono così forte che neppure lei riuscì a sentire la sua stessa voce.

Si voltò allora verso il passaggio tra le due grotte, unica entrata e unica uscita da quella prigione e vide che la lastra di ghiaccio con cui l’aveva sigillato era ancora in piedi ma si stava crepando già in diversi punti. Le pietre incandescenti che la colpivano a ripetizione ben presto l'avrebbero fatta a pezzi. Poteva cercare col suo potere di rafforzarla, ma non avrebbe ottenuto altro che sprecare troppe energie per guadagnare solo pochi minuti. E non appena ceduta quell'unica difesa, l’incantesimo di Marcard avrebbe invaso anche la loro grotta, senza lasciare alcuno scampo. Le pareti sarebbero diventate subito roventi e i loro corpi sarebbero stati trafitti dai frammenti di roccia incandescenti, proprio come era accaduto al povero Robert.

Ma cosa fare allora? Lia sapeva fin troppo bene che un incantesimo come quello di Marcard poteva andare avanti a oltranza. Il difficile di sicuro era stato lanciarlo, ma lo sforzo di concentrazione necessario a mantenerlo attivo era limitato. Marcard doveva solo aspettare un po' e poi godersi lo spettacolo dei loro corpi martoriati al suolo.

Lia si voltò allora nuovamente verso Folken nella speranza di vederlo tornato in sé, lucido e pronto ad aiutarla in qualche modo. Non c'era più tempo.

Per Folken, però, lo shock di vedere Robert, il suo migliore amico, in quelle condizioni gli aveva fatto letteralmente perdere la ragione. In quel momento era come se il loro nemico neppure esistesse, la sua mente e le sue energie erano tutte concentrate nel disperato tentativo di salvare Robert, condannando però così tutti loro.

Lia era conscia di non poter fermare Marcard, non da sola e soprattutto non partendo già in svantaggio. Decise allora di fare l'unica cosa che poteva: fermarlo per più tempo possibile.

Si inginocchiò a terra e cominciò a richiamare le energie fredde più velocemente che poteva: le serviva del ghiaccio, e molto. Cominciò a concentrare le sue forze per far spuntare dal terreno e dal soffitto delle stalagmiti e delle stalattiti disegnando un largo cerchiò, abbastanza grande da circondare sia lei che i ragazzi. Poi col suo potere iniziò ad abbassare la temperatura della grotta fino a ricoprirne di brina tutte le pareti. A quel punto con un'ondata di energia elementare mandò in frantumi tutto quel ghiaccio, facendolo letteralmente esplodere.

Subito sentì una forte fitta al petto e le forze mancarle. Stava abusando delle sue energie e lo sapeva, ma rimase comunque stupita. Le era già successo di sentirsi sfinita durante o dopo un incantesimo, ma non di arrivare a provare dolore. Suo padre in passato le aveva spiegato che poteva accadere, ma non era la prima volta nella sua vita che Lia dava fondo al suo potere e non le era comunque mai successo.

Ma non poteva cedere, non poteva interrompere l'incantesimo. Subito ne riprese il controllo e con un gesto della mano scatenò un turbine di aria gelida. Quel vento soprannaturale cominciò a sollevare dal terreno i frammenti di ghiaccio e a farli vorticare sempre più velocemente. I cristalli prigionieri di quella forza cominciarono a sbattere fra di loro e a diventare via via sempre più piccoli, fino alla dimensione di granelli di sabbia, fino a quando quel pulviscolo intriso di energia disegnò attorno e sopra di loro una cupola, bianca e gelida. La velocità a cui il ghiaccio si muoveva era tale che a guardarlo non sembrava neppure un agglomeramento di polvere ma un corpo unico e solido. All'interno si sentiva un forte rumore di vento ma in compenso il pulviscolo era così compatto e la sua velocità tale da riuscire a spezzare ogni suono che proveniva dall'esterno.

La lastra di ghiaccio che fermava Marcard in quell'istante andò in frantumi. Lia non poteva vederlo, era impossibile distinguere qualcosa oltre la coltre bianca, ma quella parete era frutto della sua magia e lei la sentì dissiparsi. Percepì poi chiaramente che al di fuori dalla cupola un forte calore si stava facendo strada nella grotta. L'incantesimo di Marcard stava avanzando e quindi anche lui. Di sicuro stava già entrando nella grotta o forse addirittura era già entrato.

Sentì il suono di alcune pietre, quelle più grosse, scagliate con forza contro la sua barriera, ma solo per venirne sgretolate. Marcard ci stava provando, ma quel mulinello letale poteva tritare qualsiasi cosa. Il problema era per quanto. Lia sentiva che attimo dopo attimo l’incantesimo la stava svuotando. Era sempre più stanca, ma sentiva chiaramente che non si trattava di una stanchezza normale, di quella che un po' di riposo sarebbe bastato a compensare. Sentiva il suo corpo indolenzito dappertutto, il cuore e i polmoni le regalavano fitte intense, mentre l'addome le si contraeva e decontraeva a ripetizione causandole spasmi. Non aveva mai provato un dolore simile.

Per quanto assurdo, proprio in quel momento le tornò in mente un'immagine della sua infanzia. Un ricordo remoto, di una delle tante giornate in cui, quando era piccola, il padre l'aveva portata nelle sue scuderie per insegnarle a cavalcare.

Una giornata come tante, se non fosse stato che quella volta uno dei loro cavalli si era imbizzarrito e lo stalliere, nel tentativo di fermarlo, era finito per esserne preso a calci e calpestato. Alla vista di quella scena Lia si era spaventata ed era scoppiata in lacrime tra le braccia del padre. Ciò che la atterrirono furono le urla di dolore del povero uomo, che solo un tempestivo intervento del Lord era riuscito poi a salvare da morte certa. Quanto dolore poteva aver provato lo stalliere? Quanto per poterlo far urlare in quel modo? Una domanda a cui Lia al tempo non aveva potuto dare risposta, risposta che però ora era certa di conoscere. Il suo corpo si stava letteralmente spaccando. Dall'esterno poteva sembrare come prima, ma lei percepiva chiaramente che dentro si stava lacerando.

Cominciò a sentire fortissime fitte anche alla fronte. Non era un buon segno. La cosa che più la tormentava era però sapere che il suo incantesimo era molto più potente di quello di Marcard. Lanciare delle pietre, seppure incandescenti, era incredibilmente più semplice che generare una forza in grado di respingerle e sgretolarle, ma nonostante questo la sua era sempre e solo una difesa, che mai avrebbe potuto salvarli. E se lei stava difendendo, significava che qualcun altro doveva attaccare! E l’unico ancora in grado di farlo era Folken. Già... Folken... Ma per quanto Lia riponesse in lui tutte le sue speranze, poteva veramente Folken sconfiggere Marcard? Robert era un guerriero molto più forte ed esperto di lui, ma nonostante questo com'era finito?

Non era importante, non c'erano altre possibilità, Folken doveva tentare. Ma cosa stava facendo adesso?

Lia avrebbe dato oro per poter voltare la testa e vedere se qualcosa dietro di lei stava accadendo, per sapere se Folken l'aveva finita di perdere tempo. Ma non poteva. Sentiva che se avesse fatto un movimento qualsiasi, se solo avesse diminuito anche di un nulla la sua concentrazione, non sarebbe più riuscita a trattenere la forza dell'incantesimo, che si sarebbe riversata verso l’esterno disperdendosi in raffiche di vento e ghiaccio.

Sentì il suo corpo attraversato dai brividi; un paio di minuti, non di più, sapeva di non poter reggere oltre.

Ad un tratto non riuscì più a tenere alzate le braccia, che le si accasciarono lungo i fianchi prima ancora che potesse rendersene conto. Stava perdendo i sensi. Le palpebre le si chiusero e il suo corpo barcollò in avanti. In quel momento fu solo la sua volontà che riuscì a farla riprendere, e proprio all’ultimo secondo: un attimo ancora e le forze dell’incantesimo si sarebbero disperse. Disperata e con gli occhi gonfi di lacrime, decise di fare un ultimo sforzo e riuscì a emettere un'energia tale da stabilizzare nuovamente la sfera. Sentì una nuova fitta profonda al petto e al capo, e cominciò a vedere solo nero davanti a sé. Per un attimo credette di aver nuovamente chiuso gli occhi, sbatté allora più volte le palpebre ma vide che non cambiava nulla.

Capì che era finita: tra poco sarebbe morta. Trafitta dalle pietre incandescenti di Marcard o uccisa dal suo stesso incantesimo, il risultato sarebbe stato lo stesso.

In quel momento ebbe la sensazione che qualcosa le stesse premendo sulla schiena, proprio nel mezzo. All'inizio non ci diede molto peso, il suo corpo ormai era talmente indolenzito che un punto in più o in meno non faceva differenza. All’improvviso però si ritrovò sbalzata in avanti. Finì stesa sul pavimento, col viso a terra, senza capire cosa fosse accaduto.

Perse subito e irrimediabilmente la concentrazione, e quindi il controllo del suo incantesimo. In compenso riacquistò la vista. Spaventata e confusa, appoggiò i palmi delle mani a terra, alzò il busto e cominciò a guardarsi attorno. Fu allora che dietro di sé, alla sua destra, vide Folken.

Impugnava con la mano destra la Daga Gelata che lei stessa gli aveva regalato e con la sinistra la spada del povero Robert.

«Cosa è successo?» gli chiese.

«Io devo fare una cosa, Lia. Tu se ce la fai vai vicino a Robert e cerca di creare un riparo. Qui potrebbe franare tutto.»

Lia sentì una forte raffica di vento, si guardò di nuovo attorno e capì che tra pochi attimi tutta l’energia dell’incantesimo si sarebbe dispersa senza controllo. Guardò allora di nuovo Folken, ma senza capire le sue intenzioni. Per avere anche solo una piccola speranza di vincere avrebbe dovuto attaccare Marcard con un incantesimo, e davvero potente. Solo così lui, forse, concentrato a mantenere attivo il suo, non sarebbe riuscito a difendersi.

Certo, per lanciare un incantesimo potente a Folken sarebbe servito del tempo, ma per cosa lei aveva fatto tutti quegli sforzi se non proprio per donarglielo? E invece Folken non aveva fatto nulla e ancora adesso se ne stava immobile a fissare la coltre di ghiaccio che stava già cominciando a diradarsi.

Lia pensò allora che il suo piano fosse semplicemente di attaccare Marcard approfittando della confusione. Ma era assurdo, Marcard era un guerriero troppo esperto per non aspettarsi una cosa del genere. In aggiunta con il suo incantesimo già attivo gli sarebbe bastato meno di un attimo per deviarne in parte la forza e concentrarla verso Folken, che si sarebbe trovato di colpo dentro a un tritacarne.

«Ma cosa vuoi fare?!» provò a capire Lia.

«Se funzionerà... Lo vedrai da sola.»

Folken alzò la spada di Robert, Lia la vide prima vibrare e poi illuminarsi di un tenue colore giallo. Ricordò solo in quel momento quale fosse il vero potere di quell'arma: una carica del devastante incantesimo Terremoto, forse non molto utile in un combattimento diretto, ma che già una volta lungo il loro viaggio li aveva salvati dai Prescelti di Miranis.

Stavolta però non erano all'aperto, ma dentro una grotta. Non potevano lanciarlo e scappare. Pietre che volavano come frecce, una tempesta di ghiaccio e... Ora anche scosse di terremoto.

Nel frattempo l'energia della sfera era completamente impazzita. Le prime pietre dell'incantesimo di Marcard erano cominciate ad entrare e le forti raffiche di vento gelato, rimbalzando sulle pareti, stavano cominciando ad investire anche loro.

Folken fece alcuni passi in avanti, in direzione nell’entrata, dove era più probabile si trovasse Marcard. Rimase fermo qualche attimo e poi conficcò la lama nel terreno. Subito la forza dell’incantesimo fuoriuscì e l'energia elementare si scatenò in quella direzione. Tutta la caverna cominciò a tremare, Folken allora estrasse subito la spada e la impugnò saldamente. Si sentì un suono sordo, la roccia si stava frantumando e dal punto dove fino ad un attimo prima era conficcata la lama si aprì una crepa che avanzò rapidamente in avanti, oltre l'incantesimo di gelo.

Lia si appiattì a terra per schivare le rocce incandescenti, sempre più numerose. Pensò a quello che le aveva detto un attimo prima Folken, che doveva andare da Robert e cercare di proteggerlo, ma come riuscirci in mezzo a quello scatenarsi di forze? Ormai non c'era più tempo... Alzò leggermente la testa e vide che Folken non era più al suo fianco. Lo vide allora correre lungo la crepa e poi sparire nella polvere gelata.

Specifications

  • Pagine: 724
  • Anno Pubblicazione: 2019
  • Formato: a5
  • Isbn: 9788898423828

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