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Enrico Gabrielli
Le Piscine Terminali

Le Piscine Terminali

Diciassette racconti di fantascienza nera e dell’imprevisto

Come capacità di sintesi e di invenzione, lo accosterei a Fredric Brown, su un piano di parità, non di sudditanza.
Se ne esce divertiti, ma anche un po’ storditi da una scrittura tanto brillante quanto arguta e sagace.

– Valerio Evangelisti –

Il racconto breve o brevissimo, terreno narrativo nobile e maltrattato, subisce qui le più diverse modulazioni di genere, senza limiti di sorta o chiusure dogmatiche. È anche per questo che il libro, la cui voce pare farsi ventriloquiare da Kafka e Roald Dahl, può rappresentare un valido strumento per chi per la prima volta si accosta a delle pagine di fantascienza o di horror, generi che Gabrielli maneggia e introduce nella sua narrazione quasi ricostruendo il proprio sguardo adolescente, per poi ricatapultarlo nell’attualità.

Enrico Gabrielli si è bendato e ha attraversato il ponte mobile che collega musica e narrativa. Guidato da fantasia, humor nero e passioni fantascientifiche, è arrivato dalla parte dove il testo non è più pentagrammato: questo è il risultato.

 

Enrico Gabrielli

È:
Der Maurer, Calibro 35, e Winstons, 19'40'' (www.19m40s.com), Mariposa, Orchestrina di Molto Agevole, Esecutori di Metallo su Carta, Upm - Unità di Produzione Musicale, Uds - Unità di Sonorizza- zione, PJ Harvey's e Hope Six Demolition Project, Mike Patton's Mondo Cane, Contemporarities, Fuck Bloom? Alban Berg!

È stato:
ensemble Risognanze, Timet, Sottosuono, LabF.S., LaRis, Sonata Island, Craxi, Afterhours, Muse, Marco Parente, Vinicio Capossela, Baustelle, Dente, Morgan, Nada Malanima, Daniele Silvestri, Trovarobato, GODai e circa 200 dischi in 14 anni di attività.

È sempre stato:
scrittore e disegnatore.

 

Primo capitolo

L’O-Twist


Quando il giudice entrò nell’aula, si alzarono tutti in piedi: per una manciata di secondi fissò un punto vuoto, poi, prima di sedersi sullo scanno, sistemò rigidamente un lembo della toga e mise a fuoco le figure di fronte.
— Difesa, a lei l’interrogatorio del teste, prego.
Un signore in toga d’ordinanza governativa, simile in tutto e per tutto al giudice, si rivolse a un uomo di mezza età posto a sedere dietro un microfono,
— Signor F., ci racconta perché è qui?
Il teste annuì; dopo un breve respiro aprì la bocca, ma venne interrotto dalla voce della difesa.
— Penso sia meglio faccia io un riassunto per i presenti: il signor L. F., di anni cinquantatré, sposato con la signora C. F., con la quale ha avuto due figli maschi di quattordici e diciotto anni, proprietario dell’elettrificatorio di servizio in R.st. al numero 143, accusa la New Incorp di essere stato gravemente ferito da un articolo domestico di sua produzione. L’increscioso incidente sarebbe avvenuto il diciotto dicembre scorso nella propria abitazione in av. C al numero 23. Corretto, signor F.?
Il legale dell’accusa, un togato di stazza e modi simili al collega della difesa, si alzò in piedi.
— Mi oppongo vostro onore: la domanda è capziosa. Non si trattò semplicemente di un ‘increscioso incidente’ ma di un malfunzionamento del prodotto.
Il giudice si pronunciò.
— Difesa, domanda al teste respinta.
La difesa, noncurante, riprese il filo del discorso.
— Signor F., ci potrebbe dare una sua versione dei fatti? Si ricordi che è sotto giuramento.
L’uomo, occhio lucido e sguardo acquoso, si schiarì la voce; il microfono produsse un leggero fischio: aspettò qualche secondo, convinto di venire nuovamente interrotto, invece l’avvocato difensore tacque e il signor F. poté parlare.
— Lo scorso 18 dicembre, come tutte le sere, finito il turno di apertura dell’elettrificatorio, sono tornato nella mia abitazione. Avevo chiuso cassa alle otto e quindici e alle otto e trenta ero già in casa. Poi io, mia moglie e i miei figli abbiamo cenato.
— Chi vi ha preparato la cena?
— Tutte le sere, da quando è con noi, l’O-Twist prepara la cena e ci serve. Come penso sia normale per tutte le famiglie di questo Stato.
— Come si è conclusa la cena?
— Abbiamo finito e io sono andato a dormire: mi sveglio alle sei tutte le sacrosante mattine.
— E la sua famiglia cosa ha fatto dopo?
— Immagino avranno tutti navigato in olo-televisione sul divano, prima di andare a letto. Non li sento mai perché ho il sonno pesante.
— E l’O-Twist?
— Beh, avrà pulito la tavola e si sarà rimesso in carica.
— Dov’è la postazione di carica, signor F.?
— Giù, nel ripostiglio al piano terra.
— E lei ha dormito fino alle sei di mattina, come tutti i giorni?
— No. Mi sono svegliato perché avevo sete.
— A che ora?
— Non ricordo bene, saranno state le due di notte.
— Non ha guardato l’olo-logio?
— Mi pare di no, comunque probabilmente… sì, molto probabilmente erano le due e un quarto di notte.
— È andato in cucina?
— Sì, sono andato verso il frigorifero e ho preso dell’acqua e del ghiaccio…
Il signor F., come a rafforzare il desiderio di placare un’arsura rievocata dalla narrazione, allungò la mano destra sul pulsante dell’idrodistributore; dall’angolo del pianale uscì fuori un bicchiere con dell’acqua fredda: lo prese scostandosi dal microfono, bevve un sorso e lentamente si asciugò il mento come dovesse prendere tempo per ricostruire al meglio la sequenza dei fatti.
— Continui pure — incalzò la difesa.
— Mentre stavo bevendo, Oti…
— Oti?
— Era così che chiamavo il nostro O-Twist…
— Dunque?
— È uscito dal ripostiglio e mi ha aggredito.
L’uomo sollevò il braccio sinistro completamente fasciato e mostrò un moncherino; la platea emise un mugugno e principiò a bisbigliare; il giudice calcolò una manciata di secondi per quella che sembrava una sana reazione emotiva e, saziata che fu, la interruppe.
— Silenzio in aula!
Come svegliatosi da un apparente torpore, l’avvocato riprese incalzante.
— Dica, signor F., l’O-Twist l’avrebbe aggredita così, senza alcun preavviso e senza alcun motivo apparente?
— Sì.
— Lei dunque ammette, in sede di giudizio, che non fece nulla per provocare questa reazione del suo robot domestico?
— Non feci assolutamente nulla.
— È a conoscenza di casi simili o ha mai sentito parlare di aggressioni da parte di robot verso i propri padroni?
— No.
— Quindi, per quel che ne sappiamo, il suo sarebbe il primo caso in cui un robot umanoide domestico reagisce contro il proprietario…
— Mi oppongo, vostro onore, l’affermazione del collega travisa quello che il mio assistito intende dire — disse l’avvocato dell’accusa alzando prontamente una mano.
— Difesa, affermazione respinta: non falsifichi le dichiarazioni del teste, avvocato.
La difesa chinò il capo in segno di scuse, e continuò.
— Signor F., il mio cliente, la New Incorp, ha messo in commercio l’O-Twist da circa due anni. Il robot rappresenta l’ultimo di una serie di altri modelli non umanoidi che hanno accompagnato da anni le nostre fortunate vite familiari. Chi è quel folle che oggi vivrebbe in un’abitazione sprovvista di robot elettrodomestici? Quanti C3PT cingolati e quanti Kalimat-4 braccia, salvezza di generazioni di casalinghe affaticate, hanno reso la nostra vita più confortevole, debellando gli incidenti in casa fino a percentuali statistiche insignificanti? Prima di inserire in commercio un robot umanoide gli studi sull’impatto sociale avevano portato negli anni a conclusioni di tutti i tipi. La più frequente era che un umanoide sintetico, molto simile a un uomo o a una donna, sarebbe stato fonte di ansia per un essere umano medio. Ciò perché la sensazione di avere davanti un proprio simile, ma dotato di una maggiore forza e totale abnegazione, desta paura atavica. L’O-Twist è stata l’invenzione del millennio: non è solo un umanoide, ma è ciò che più si avvicina a un bambino. Nessuno ha paura di un robot bambino: i bambini ci giocano e gli adulti sentono di avere in casa un altro figlio. Figlio che si rende disponibile a ogni necessità domestica, fornendo un esempio di disciplina e buonsenso per i fratellastri umani: pulire, aiutare nei lavori, portare a spasso i cani, sistemare il giardino, essere buoni con tutti. Inoltre l’O-Twist ha delle funzioni che sono l’eccellenza cibernetica in fatto di espressioni comportamentali: balla, canta, ride, racconta storie. Si tratta in sostanza di un bambino, dotato però oltre che di un’intelligenza superiore, anche di una durata decennale garantita e rinnovabile. L’O-Twist è un minorenne a tutti gli effetti, e probabilmente in un frangente di pericolo reagisce come farebbe un bambino qualsiasi, ma con molto più vigore.
L’accusa, si alzò di scatto.
— Vostro onore, non capisco dove la difesa voglia arrivare…
— Accusa, lo lasci finire — disse il giudice seccato. — Difesa, sia più sintetica per favore.
Come in procinto di esprimere una grande confidenza personale, la difesa disse: — Vado diretto al punto, signor giudice. Tutti sanno che il protocollo non prevede la consultazione a fini giuridici delle memorie di droni e robot, poiché soggette a contraffazione. Ma l’O-Twist, per aver reagito in maniera così brutale, è stato evidentemente aggredito.
— Non è vero! — disse il signor F.
— Mi oppongo vostro onore — fece l’accusa.
L’aula riprese a rumoreggiare e di nuovo il giudice chiese silenzio.
— Difesa, è un’accusa diretta questa. Si rende conto?
L’avvocato della New Incorp si schiarì la voce.
— Aggirando le norme vigenti, abbiamo adottato una procedura non ordinaria: l’O-Twist, prima di essere mandato al macero, come da protocollo, è stato analizzato da uno psicoterapeuta infantile: è risultato inequivocabilmente soggetto ad un trauma anomalo.
— Che genere di trauma?
— Abuso sessuale.
La sala esplose in una cacofonia di disappunti e il giudice urlò per placare gli animi. Dopo alcuni secondi di immobilità meccanica la testa quadrata del giudice orientò i suoi occhi mettendo a fuoco il volto del teste: il signor F. stava sudando e riluceva come un pallone di caucciù appena lavato. Poi chiese alla Difesa se avesse con sé delle prove. Sostenuto dall’apparente buon corso del processo, il rappresentante legale della New Incorp prese un faldone e alcune foto concrete in cristalli liquidi.
— Questo è il referto e queste sono foto scattate dopo la disattivazione dell’O-Twist. Abbiamo cancellato artificialmente le chiazze di sangue del signor F. e queste che vede in rilievo digitale sono, vostro onore, nano-tracce di liquido seminale.
— Ma è solo un robot! — urlò il signor F.
L’accusa cercò di rassicurare il suo assistito, ma un piccolo tremore all’avambraccio lo bloccò per alcuni secondi.
Le persone presenti, affamate di morbose verità, erano sovreccitate. In aula si era creato un capannello di connessioni che intasavano, con la storia dell’O-Twist violentato, una rete fittissima di connessi all’esterno: in tempo reale avevano già dato per scontata la colpevolezza del signor F., elettrificatore in R.St 143. All’uscita del tribunale, colui che aveva voluto fare causa ad una mega-nazionale come la New Incorp, era un uomo pronto per la pubblica gogna mediatica. A meno che non si fosse presentato, e presto anche, un qualche ribaltamento di scena.
Al giudice, come avesse perduto parte della sua imparzialità, erano apparse delle rughe simmetriche sulla fronte, tanto perfette da sembrare scolpite sulla cera. Guardò l’avvocato dell’accusa, che proseguì.
— Il mio collega ha tratto conclusioni completamente errate. Evidentemente siamo ancora carenti di norme che trattino questioni specifiche sulla condotta robotica. Ma, in questo mondo, c’è una cosa di cui siamo tutti convinti: un robot non è un uomo e non ha né un percorso di crescita né tantomeno dei ricordi che non siano sintetici. Un robot non conosce le cose: è solo programmato a conoscerle. La sua programmazione traduce in codice le regole che si trovano espressamente scritte nel manuale di funzionamento. È la garanzia che viene data all’acquirente, che basta come norma legale in sede di giudizio. Questo è un semplice caso di elettrodomestico che ha amputato il suo possessore. Non si può parlare di psicoanalisi su un robot: è come tentare di psicoanalizzare un frullatore! E qualsiasi cosa voglia farci il padrone, che non sia evidentemente nocivo per il prossimo ‘umano’, può farlo. Questa, signori, è la legge. Il resto è solo questione di privata coscienza e quindi non di pertinenza di questa pubblica azione legale.
— Ha concluso? — chiese imperativo il giudice.
— Sì ho concluso — acconsentì docile l’accusa, come un congegno scarico.
Il signor F. cercava nervosamente con la sola mano rimasta un fazzoletto nella tasca per asciugarsi il viso. La difesa, scrutando il teste, parlò di nuovo.
— Gentile collega — girandosi verso l’avvocato, — le faccio notare che qui non si tratta di un ipofunzionamento del prodotto, ma di iperfunzionamento. Mi spiego meglio: l’O-Twist ha reagito energicamente e con grande efficienza a un comportamento riprovevole. Se si fosse trattato di un bambino, il Signor F. sarebbe sotto inchiesta per abuso su minore.
L’accusa provò a ribattere.
— Ma il vostro prodotto ha leso un uomo onesto, un lavoratore che lo ha comprato con i suoi risparmi! Ripeto che quello non è un bambino: è solo un elettrodomestico con cui, usando la retorica dell’umana bontà, cercate di smuovere maldestramente le coscienze di noi poveri cittadini. Il mio assistito esige un risarcimento dalla New Incorp per il danno fisico e psicologico subito.
— Le do ragione solo sul fatto che non è un bambino — controbatté la difesa, — però è un perfetto simulacro di un minore. E ciò è sufficiente per fare del teste, che sta procedendo legalmente contro il mio cliente, un potenziale deviato sessuale e un pericolo per la società.
— Vostro onore — disse l’accusa nell’ultimo disperato tentativo di richiamare un punto cruciale a favore del cliente, — il collega parla di norme legali che non esistono.
Torvo, il giudice rimbalzò l’affermazione con una frase definitiva: — Accusa, farò a riguardo le mie valutazioni — e con una certa fretta si alzò in piedi, si sistemò un lembo stropicciato della toga e batté il martello. — La seduta è tolta.
Uscì da una piccola porta laterale nascondendosi con le mani le rughe sulla fronte e si diresse a passo spedito lungo un corridoio buio. Detestava mostrare pubblicamente segni di cruccio o sdegno, e malediva la natura emotiva del suo corpo: era un giudice in fin dei conti. Quelle rughe erano il segno somatico di una ‘difficoltà di valutazione’ impiantata dai progettisti facciali; la viveva come una contraddizione in termini: essendo l’ars iudicandi fredda applicazione della Legge, perché concedergli un inutile germe di umanità?
Si affrettò ad aprire la serratura del suo ripostiglio. Tirò fuori un rocchetto di filo elettrico e se lo agganciò nella carne sintetica, all’altezza del lembo di toga ribelle.
— Povero ragazzo.
Le rughe sulla fronte, a quel punto, sparirono.

Specifications

  • Pagine: 180
  • Anno Pubblicazione: 2016
  • Formato: a5
  • Isbn: 9788898423453

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