Visita la pagina dell'editore

Durango Edizioni

a cura di Roberto Tarantino
NOVECINQUESEI

NOVECINQUESEI
Diario della Resistenza di un soldato

Le storie tragiche ed entusiasmanti di centinaia di migliaia di donne e di uomini sono la trama e l’ordito di un tessuto prezioso col quale fare memoria: è il tessuto del processo di liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Tra queste storie, c’è quella di Francesco Grasso, ufficiale dell’esercito italiano che ha pagato con ventidue mesi di atroce prigionia il suo dissenso al regime e il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Il suo emozionante diario personale, scritto durante l’internamento negli spazi bianchi tra le righe di un minuscolo messale, scuote la coscienza di chi legge e suona come un monito perenne a non dimenticare mai la storia della Resistenza.

Prefazione di Vincenzo Calò, responsabile ANPI per il sud Italia
Illustrazione di Nadia Sgaramella

 

Roberto Tarantino, nell’ottobre del 1957, da uditore in prima elementare varca per la prima volta il portone di una scuola e, da allora, non ha più lasciato quel meraviglioso mondo. Ha insegnato Educazione Fisica per 35 anni ed è stato preside per dieci. Oggi è presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia della BAT.

Primo capitolo

SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE

di Vincenzo Calò 

 

Quando, a Guerra di Liberazione non ancora terminata, nell’ormai lontano aprile del 1945, i combattenti per la libertà, coloro i quali diedero vita al più grande esercito di volontari che la storia d’Italia abbia mai avuto, scelsero di dar vita all’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, lo fecero proprio perché ancora oggi continuasse ad accadere quello che questo libro cerca di fare, ovvero raccontare la storia del nostro Paese, perché mai si dimentichi, per fare in modo che non accada mai più.

Un lavoro come quello di Roberto Tarantino certifica che quel patrimonio di valori, rappresentato al meglio dalla Costituzione repubblicana non è andato disperso. Se pur si tratta di un diario non ci troviamo di fronte solo ad una cronologia di eventi ma al racconto della storia per quello che è. Il linguaggio semplice traccia le linee del racconto, non solo dei fatti ma degli stati d’animo. È ciò che serve per fare pedagogia, non soltanto ostentazione della conoscenza.

Un contributo utile per chi approccia per la prima volta a questa “storia” e utile per tenere viva la memoria di chi già la conosce. Utile sul fronte emozionale. Il corollario di informazioni che offre il libro è composto da cose note e meno note.

Questa ricerca minuziosa è il sacrificio offerto all’altare della verità. Ma la limpidezza degli argomenti che si evincono dalla lettura del diario rappresenta il patrimonio più grande di umanità che ha saputo trasferirci il libro. La solidarietà, l’attesa. Le paure, l’incertezza, i desideri, le speranze diventano importanti spunti di riflessione per il lettore, non soltanto vicende sentimentali da somatizzare.

Si parte dal quadro generale di un’Italia e degli italiani svenduti all’idiozia fascista. Quel fascismo campione di sconfitte, cominciando dall’attacco inglese alla flotta italiana a Taranto, alla fallita offensiva contro la Grecia, alla perdita dell’Africa orientale, alla disastrosa spedizione in Russia. Parliamo di quell’Italia che primeggerà nell’uso dei gas contro le inermi popolazioni africane. L’Italia delle città sotto i continui bombardamenti. L’Italia della fame. L’Italia che poi si ribellò. E proprio nella ribellione di un popolo intero si collocano le scelte individuali di ognuno.

Veniamo, quindi, alla battaglia di Barletta e alle scelte di coraggio di uomini e donne che al momento dell’Armistizio dell’8 settembre seppero scegliere senza esitazione, battendosi contro l’invasore tedesco e dalla parte della libertà.

Nei territori pugliesi, la repressione armata aveva già mietuto vittime: il 28 luglio 1943, quando a Bari, in via Niccolò dell'Arca soldati del Regio Esercito, Reali Carabinieri e militanti fascisti spararono contro studenti che manifestavano pacificamente e che chiedevano la liberazione dei prigionieri politici. Quel giorno persero la vita 17 studenti e 36 furono feriti.

La battaglia di Barletta rappresenta, invece, il momento della consapevolezza. E al di là degli ordini, i soldati italiani fecero ciò che la coscienza gli imponeva di fare. In questo ambito emerge la figura emblematica del colonnello Francesco Grasso, che volle coraggiosamente restare fedele ai propri valori e al giuramento fatto, pena l’essere persino poi dimenticato e abbandonato nei lager, ignorato e guardato con diffidenza proprio al rientro in patria. L’attestato di coerenza ai valori della Patria Grasso se lo conquista quando, giunto al campo di Tschenstochau (Czestochowa), un ufficiale fascista, il Generale di Divisione Renato Coturri, gli chiede di sottoscrivere la seguente  formula: "Aderisco all'idea repubblicana dell'Italia Repubblicana Fascista e mi dichiaro volontariamente pronto a combattere, con le armi, nel costituendo nuovo esercito italiano del Duce, senza riserve, anche sotto il Comando Supremo Tedesco contro il comune nemico dell'Italia Repubblicana Fascista e del grande Reich germanico" per evitargli torture, sofferenze e per essere certo d’avere salva la vita. E la sua risposta netta e sdegnata fu “no”! Sono stati 650.000 gli Internati Militari Italiani (IMI), solo un numero esiguo aderì alla RSI, gli altri, gli eroi, ne pagarono duramente le conseguenze. Ma per il colonnello Francesco Grasso venti mesi nei campi di concentramento non furono l’unica sofferenza: al suo rientro in Italia lo attendeva l’infamia di un processo e l’ignobile accusa “di resa (art. 103 C.P.M.G.) per aver il 12/9/1943 quale comandante del Presidio di Barletta dato il segnale di resa al tedesco invasore senza aver esaurito i mezzi estremi di difesa e di resistenza e senza aver fatto quanto gli era imposto dal dovere e dall’onore”. Di fronte a questo fatto della storia, Francesco Grasso sceglie di stare da una parte, ancora una volta non per astrazione ma per verità, quella verità che si evince dall’intimo delle parole di questo suo diario di prigionia. Perciò è giusto oggi pubblicarlo, perché non è mai troppo tardi per fare chiarezza sulle cose e concedere l’altare della gloria a chi se lo merita. A chi vedeva il dovere come servizio verso la sua gente. A chi sapeva di poter esso stesso perdere la vita ma che ciò sarebbe servito per garantire quella di un’intera comunità. A chi ha potuto dire d’aver combattuto aspramente contro quel nemico ma di non essere comunque diventato come lui. A chi seppe farsi onore per garantire un futuro di pace, di diritti e di valori, a chi è venuto dopo.

Tanto che se è vero, come è vero, che i fotografi tedeschi riprendevano i soldati italiani catturati e li fotografano in segno di scherno, noi oggi custodiamo quelle fotografie come cimeli, quali immagini di eroismo, orgogliosi di essere, per quanto indegni, prosecutori della storia di quelli che scelsero la parte giusta dalla quale stare.

Specifications

  • Pagine: 127
  • Anno Pubblicazione: 2019
  • Formato: cartaceo - 133x203
  • Isbn: 978-88-99476-25-0

Italia Book Festival è un progetto Edizioni del Loggione S.r.l. - Tutti i diritti riservati