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Apollo Edizioni

Nicola Cappello
Orazio Orizio – Cronache di un uomo in un mondo di fenomeni

Orazio Orizio – Cronache di un uomo in un mondo di fenomeni

“Egregio lettore,

posso dirti con assoluta certezza che io non esisto. Il dubbio aleggiante, non completamente causato dal fatto di aver preso coscienza di essere un personaggio di fantasia, è brinato in solida convinzione quando ho capito di non essere ciò che pensavo di essere. Mi sono reso conto di esistere come insieme di osservazioni e pensieri superficiali (o meno) di familiari, amici, conoscenti e individui anonimi di passaggio. Ci sono, quindi, vari livelli del mio essere, i quali sfumano dal disordine apparente di barba e vestiti, alla profonda stronzaggine, figlia della becera misantropia. In questo momento, immagino di prendere forma nella tua mente come un sintomo di demenza

dell’autore, nella sua vana ricerca di un’idea intelligente per riempire questa aletta. Ecco! Forse IO sono questo! Un elemento impalpabile, nato per colmare un vuoto.

Un caro saluto. Orazio”

Primo capitolo

Parte 1 – Il primo cerchio:
Le origini del male

“Se non leggi il Preludio
nelle pagine precedenti
non capirai quanto segue.”
Orazio Orizio


(Mesolitico, luogo imprecisato del globo)
Krugg era un saccente. O meglio, pensava di esserlo. Krugg era convinto che l’eclissi totale di sole di un mese prima (incantevole nella sua visione, quanto inutile nei suoi influssi) gli avesse donato il sapere.
Ogni mattina, la missione di Krugg consisteva nel migliorare, tramite consigli non richiesti, la vita del proprio gruppo. Per questo, spesso l’uomo si infilava nelle conversazioni e spiega-va a tutti come ottenere una migliore affilatura della selce, applicando nuovi metodi rivoluzionari.

A Krugg mancavano due dita. Nonostante la domanda degli anziani cacciatori fosse sempre la stessa: «Come hai fatto?»[1], la risposta era sempre diversa: una bestia, un gruppo di cacciatori rivali che gli avevano rubato le dieci prede catturate con un singolo scoccar di freccia (poi una curiosa sequenza di rimbalzi ha fatto il resto), una donna dedita al cannibalismo che aveva tentato di mangiarlo dopo l’accoppiamento.

Krugg era consapevole della verità e dei suoi limiti pratici, tuttavia era convinto che la dea natura, che si era espressa portando la notte durante il giorno, gli avesse donato un intelletto superiore a scapito della propria manualità; ma non doveva farlo capire agli uomini comuni, in quanto avrebbero preso quel suo handicap come la prova tangibile di non essere onnisciente.
Questo uomo saggio, consapevole quindi del suo fardello, doveva guidare il proprio popolo in un lento e lungo percorso evolutivo.

Krugg era depositario dell’arte moderna, spesso amava dilettarsi nella pittura (rupestre) e insegnare agli altri del gruppo come ottenere una migliore resa cromatica su pietra.
Egli era certo che le critiche verso le sue opere su pietra, fossero solo il frutto della gelosia di uomini ancora non evoluti.
Quando Babuk gli chiese «Questa dovrebbe essere una tigre dai denti a sciabola?» lui scosse il capo rispondendo «Come vedi, sto cercando di dimostrare il terrore che questo animale genera in noi».
«Papà, perché Krugg ha disegnato un dodo sulla parete?» nemmeno l’innocente intervento del piccolo Kranang, il quale suscitò l’ilarità tra gli astanti, convinse il “saggio” a tornare nel mondo reale.

Quando Gag inventò il prototipo della ruota, Krugg fece delle osservazioni precise e puntualmente non richieste, con lo scopo di denigrare l’opera dell’uomo.
«Ci aiuterà a portare grande peso, durante la lunga marcia» disse Gag, mentre stava facendo la sua dimostrazione pratica, da far invidiare i migliori venditori di aspirapolveri odierni.
«Ingombra! La pietra circolare ci aiuterà ad affilare meglio le armi, ma è inutile per il trasporto ed è pesante!» sentenziò Krugg «è chiaro che questa cosa non avrà futuro!».
Finito di parlare, il saccente si pose sulla pietra circolare appoggiata al suolo e tentò di avvallare la propria tesi, mettendosi ad affilare un pezzo di selce, per ricavarne la punta di una freccia, ma fu costretto a desistere quando gli partì un’altra falange e dovette soffocare il dolore con l’altra mano sulla bocca.

Tuttavia, l’eclissi totale di sole non aveva avuto un effetto nefasto solo su Krugg, ma su tutto il gruppo di nomadi, com’era solito in quei tempi, di fronte a un evento straordinario da stravolgere l’equilibrio del giorno e della notte, anche se per pochi istanti (forse ancora oggi, c’è qualcuno che ci crede).

Quel manipolo composto da uomini, donne e bambini, sentivano che la trasformazione di Krugg era qualcosa di pericoloso, come se gli dei che dimoravano in ogni luogo, volessero avvisarli del pericolo.
Era l’istinto di sopravvivenza. Quello che ha guidato sino a qualche tempo fa la razza umana in una graduale e lenta evoluzione.
Fu l’istinto di sopravvivenza (mascherato da superstizione) ad avvisare quello sparuto gruppo preistorico. In quei tempi, l’uomo era molto pragmatico.
L’uomo primitivo ancora non sapeva formula-re un pensiero astratto troppo complesso, ma era capace di reagire rapidamente e trovare una soluzione quando le avversità si presenta-vano regolarmente.
Questo istinto di sopravvivenza generò una generale antipatia per Krugg che spinse Roorog (nome affibbiatogli per colpa del suo meteorismo, probabile sinonimo moderno di Ano Tonante) pianificò l’uscita di scena dell’odiato impavido saccente, per la prossima battuta di caccia.

«Lo abbandoniamo!» Roorog era meno loquace del suo deretano. Tuttavia, uno dei giovani cacciatori lo invitò a spiegare meglio il piano. Krugg, seppure considerato un imbecille, era comunque capace di seguire le tracce e di raggiungerli.
«Lo abbandoniamo con una tigre» disse quindi Roorog, ma, a quanto pare, nemmeno questa spiegazione bastava.
«Lo abbandoniamo con una tigre che se lo mangia» di nuovo il giovane cacciatore dissentì per la spiegazione ancora troppo breve, oscura e piena di lacune.
Dopo una ventina di tentativi e una parola aggiunta di volta in volta alla frase, l’intento fu finalmente condiviso e accolto con un’ovazione e da un colpo di tosse di Roorog, atta a mascherare qualcosa di ben peggiore del catarro.

Tuttavia, il gruppo non se la sentiva di condannare Krugg a diventare un pasto per una fiera, per questo Gag “l’inventore”, nonostante fosse ancora risentito per la critica del saccente alla sua invenzione, disse in un momento di pietà «Facciamogli guidare una battuta di caccia e se fallirà, dovrà rimanere zitto per sempre»; la mozione fu accolta da una serie di grugniti di soddisfazione, ma non da Roorog.

Il mattino seguente tutti si prepararono per la caccia. Krugg si destò per ultimo, in quanto il dono della saggezza gli portava via parecchie energie mentali durante il giorno, e già in quel momento, il gruppo dovette dare prova di grande pazienza.
«Il sole è alto» affermò il “saggio”, uscendo dal proprio rifugio «Come mai siete tutti ancora qui?»
«Attendavamo il tuo risveglio, giudizioso Krugg» fu Gag a intervenire, poiché Roorog era ancora certo che lasciare l’idiota in pasto alle fiere, era pur sempre un’ottima idea e una strada praticabile.
«Ora sono sorto, come il sole ogni mattino e volgo su di voi la mia benevolenza, auguran-dovi buona caccia» e fatti un paio di gesti con le mani, che potrebbero essere interpretati come un cenno di benedizione (probabilmente la prima della storia), Krugg si grattò poi una natica con poca eleganza.
Il gruppo di cacciatori perplessi, non risposero subito al primo prelato della storia, lo osservarono mentre egli stava dedicando la propria attenzione verso le donne.
«E la mia colazione?» chiese Krugg protestando insieme al proprio stomaco, che proprio in quell’istante decise di gorgogliare.
«Veramente» riprese Gag, mentre Roorog cominciava a palesare i primi sintomi di una furia omicida «vorremmo che tu oggi ci insegnassi a migliorare il nostro modo di cacciare e di seguire le tracce».
All’inizio Krugg non sembrava per nulla convinto, ma la perfetta recitazione di Gag e l’aver fatto allontanare Roorog il tonante, convinse il sommo saggio.
«E sia!» disse quindi «Ma dopo colazione».

Passò un’ora abbondante ma alla fine il gruppo riuscì a mettersi in marcia. Krugg apriva la pista ai cacciatori con un arco che non sapeva usare, nel folto della foresta stava camminando con il busto rivolto verso avanti e lo sguardo puntato sul terreno alla ricerca di tracce.

Si fermò appena vide le prime orme interessanti, o almeno quelle che sembravano meno minacciose, evidenti segni del passaggio di una bestia di modeste dimensioni.
E Krugg non conosceva la foresta, non cacciava spesso e quella zona di caccia gli era del tutto estranea. Egli fece cenno al suo gruppo di seguirlo fino a quando non alzò la mano per fermarli qualche decina di metri dopo.
«Questo sentiero si biforca. L’animale è andato a sinistra, ma noi andremo dritti» indicando gli alti cespugli più avanti che bloccavano la visuale. In quel momento Gag stava per intervenire ma Roorog compì una manovra degna di un moderno lottatore: da dietro gli tappò la bocca con una mano, mentre il braccio opposto si attorcigliò attorno al suo collo.
Il gruppo era visibilmente disorientato. Roorog era da sempre considerato il miglior cacciatore e nessuno osava contraddirlo soprattutto durante una battuta; quella prova di forza, alla fine, convinse gli altri a rimanere zitti e fermi, lasciando che Krugg, che nel frattempo era andato avanti bisbigliando da solo, andasse incontro al proprio destino.

Quando si udì un rumore vicino ai cespugli, il saccente impugnò il bastone legato al proprio fianco sinistro con forza, abbandonando l’arco, prese coraggio e scattò verso i cespugli, convinto di tagliare la strada alla preda e di ucciderla, tuttavia, quando passò gli arbusti, il solido terreno venne a mancare e Krugg precipitò nel dirupo.

Dall’altra parte tutti i cacciatori rimasero ammutoliti nel vedere la scena. Gli altri del gruppo erano convinti che il saccente Krugg avesse visto il precipizio e quando lo videro scattare con randello alla mano, non fecero in tempo ad avvisarlo che l’urlo dell’uomo mentre precipitava li lasciò di ghiaccio.

Gag fu rilasciato dalla presa del compagno di caccia, subito dopo l’inizio di quell’urlo che continuò in diminuendo sino al silenzio finale.
«Perché?» l’inventore della ruota si fermò a pochi passi dai cespugli, Roorog lo seguì e lo guardò prima di appoggiargli una mano sulla spalla, come volesse rasserenarlo.
«Ora noi vivremo» concluse Roorog, «Ora noi trovare nuova casa» fece un cenno e tutto il gruppo di caccia lo seguì lungo la foresta, battendo vie sicure, sino ad arrivare alla radura dell’accampamento e il manipolo di cacciatori si trovò il vento contro, quando il tonante tossì per coprire la propria flatulenza.
«Si sta risvegliando» disse Roorog, indicando il fumo salire dalla sommità del vulcano sulla linea dell’orizzonte, forse un vano tentativo di indentificare altrove la provenienza di quel fastidioso rumore.

 

 

 

 

 

 

______________
[1] Traduzione di eventuali grugniti in tempo reale

Specifications

  • Pagine: 288
  • Anno Pubblicazione: 2019
  • Formato: 15X21
  • Isbn: 978-88-31202-25-1

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