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Alessandro Sambusiti
Principio Galvanico

Principio Galvanico

E se un farmaco fosse in grado di rivitalizzare i tessuti mediante l’utilizzo di speciali nanomacchine? Grazie al fenomeno del galvanismo e agli esperimenti di Giovanni Aldini, ora tutto ciò è possibile. Ma a che prezzo? Una potente casa farmaceutica, uno stimato medico annoiato dalla vita e affamato di soldi, e gli anziani ospiti di una casa di cura utilizzati come cavie per un nuovo farmaco.
LA SPERIMENTAZIONE ABBIA INIZIO! 

«Delle volte, quando vedo una persona singolare o quando finisco in qualche situazione bizzarra, ci scrivo sopra una storia. Anni fa, vidi un’anziana scheletrica stringere a sé una bambola a cui erano stati strappati quasi tutti i capelli. L’ambiente era rumoroso e tutti gli altri anziani urlavano di rabbia o ridevano istericamente. Lei invece si limitava a dondolarsi avanti e indietro sulla sedia mugugnando a bassa voce delle frasi che non riuscivo a comprendere. Aveva un’espressione talmente smarrita e al tempo stesso rabbiosa da farla sembrare intenta a combattere una battaglia troppo lontana perché io potessi comprenderla. Decisi di scrivere una storia su degli anziani dallo sguardo da folle.»
- Alessandro Sambusiti -

 

Alessandro Sambusiti nasce a Brescia nel 1989. Da sempre è appassionato di horror, fantasy, manga, heavy metal, Harley-Davidson, sport e, non da ultimo, birra.
Principio Galvanico è il suo esordio nel mondo dell’editoria.

Primo capitolo

Capitolo I

 

Nell’ultima notte della sua vita, quella del nove novembre, barricato all’interno del suo studio, il dottor Umberto Leoni scrisse di tutta fretta alcune pagine, chiaramente dettate dalla paura e dalla follia, ultimando così una sorta di testamento iniziato alcune ore prima. In quelle righe il dottore incolpava i conservanti alimentari e un presunto farmaco denominato Principio Galvanico (prodotto a detta sua dalla società svizzera Sanixan) del massacro avvenuto nella Beata Casa della Santissima Trinità, il quale rese quel luogo più simile a un mattatoio che a una tranquilla casa di riposo per anziani.

 

Prima parte del testamento del dottor Umberto Leoni

 

«A quale uomo, dotato di senso della ragione e di intelletto, non è mai capitato di chiedersi quale sia la vera natura umana? La sua vera indole, la sua origine? Che sia essa animale, spirituale, benigna o maligna, proprio come un cancro. Io sono riuscito a comprendere la vera indole dell’uomo e per farlo ho dovuto osservare l’uomo nella sua forma più semplice, quella primitiva, quella animale. La forma in cui non esistono filtri, esitazioni o ripensamenti; quella in cui l’egoismo e la meschinità dell’animo umano vengono tradotte in brutalità. Ho visto da cosa discendiamo. Gli ultimi terribili avvenimenti mi hanno mostrato la raccapricciante risposta. Ho conosciuto i nostri rabbiosi istinti animaleschi. E con tutto il cuore spero che la soluzione alla quale sono giunto sia errata e che quel demoniaco risultato sia stato generato solamente da una spiacevole serie di scellerati eventi.

I responsabili di queste aggressioni? Sono due e il primo è il cibo. No, non sono pazzo. Ritengo che la qualità del cibo abbia fatto da concime per l’intera, vicenda fornendo quindi terreno fertile per lo sviluppo di questo dannato incubo. In realtà la responsabilità non è da imputarsi al cibo in sé, ma a ciò che gli uomini hanno scelleratamente aggiunto a questo cibo. Sto in particolare parlando di due distinte tipologie di additivi alimentari: i conservanti e gli antiossidanti. Non sono a conoscenza di cosa si intenda nel resto del mondo per “additivi alimentari” ma in Europa essi vengono definiti dalla Direttiva del Consiglio 89/107/CEE di cui riporto uno stralcio: “Qualsiasi sostanza normalmente non consumata come alimento in quanto tale e non utilizzata come ingrediente tipico degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, che aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico, nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto o immagazzinamento degli alimenti, si possa ragionevolmente presumere diventi, essa stessa o i suoi derivati, un componente di tali alimenti, direttamente o indirettamente”.

Non ho alcuna intenzione di soffermarmi sulle diverse interpretazioni possibili, né sulle numerose lacune lasciate intenzionalmente dalla sopraccitata definizione, come ad esempio al fatto che non si accenni minimamente alle caratteristiche della cosiddetta sostanza “aggiunta” (il buonsenso afferma che non dovrebbe essere cancerogena, o comunque non dannosa per il nostro organismo, ma il buonsenso, si sa, è raro in questo mondo) in quanto preferisco passare direttamente ad occuparmi di conservanti e antiossidanti. Come saprete, i primi rallentano drasticamente la crescita di microbi, mentre i secondi vanno invece a prevenire l’irrancidimento dovuto a reazioni di ossidazione e/o idrolisi nei lipidi, cioè nei grassi, degli alimenti. Alcuni tipi di conservanti hanno da sempre colpito particolarmente la mia attenzione per via di alcune loro peculiarità che credo molti non conoscano. Tra essi posso citare i nitriti, anioni già altamente tossici per l’uomo, figuriamoci per i bambini, nei quali infatti provocano metaemoglobinemia. Inoltre, per reazione con alcuni elementi presenti nei cibi, formano composti cancerogeni. Oppure i benzoati, i quali sono tossici già in dosi inferiori al grammo per individuo e che sono ricavati dal toluene, una sostanza presente anche nella benzina. Altri ancora sono i solfuri, usati anche come insetticidi. L’acido formico (detto anche acido metanoico) che viene sintetizzato all’interno del corpo delle formiche, si tratta di un liquido incolore dall’odore pungente e altamente corrosivo. Tra gli antiossidanti invece posso citare l’acido fosforico, non tossico ma pur sempre corrosivo, il quale viene utilizzato anche per la preparazione di molte bevande (alcuni studi lo hanno incolpato della diminuzione della densità ossea nei soggetti osservati) oltre che per la produzione di vernici antiruggine e fertilizzanti. E infine l’acido succinico, un acido bicarbossilico bianco, incolore e fortemente irritante. Siamo a conoscenza di tutti gli effetti che questi additivi provocano negli alimenti in cui vengono aggiunti, ma quante persone si sono mai chieste quali siano gli effetti che essi provocano sul nostro organismo? Non molte immagino. Certo, la maggior parte avrà semplicemente pensato che siano leggermente dannosi per alcuni nostri organi, come il fegato ad esempio, e che per non incombere in seri problemi di salute basterebbe evitare di mangiare spesso cibi preconfezionati. Meglio una bistecca e della sana insalata, piuttosto che un piatto surgelato da scaldare nel microonde. Peccato che molti di questi conservanti vengano spruzzati anche sul raccolto come diserbanti e insetticidi, mentre altri sono aggiunti ai mangimi degli animali per evitare l’insorgere di alcune malattie.

Per meglio comprendere, prendiamo in considerazione un ciclo completo di preparazione del cibo e vediamo quante volte vengono utilizzati dei conservanti e/o antiossidanti. Immaginate un campo in aperta campagna. Questo terreno fertile viene seminato (in questo caso evito di soffermarmi su altri agenti utilizzati, quali i fertilizzanti) e le colture vengono successivamente inondate di insetticidi e diserbanti (come abbiamo visto, molti di essi sono composti da conservanti concentrati, altri invece sono mischiati con diverse sostanze). Quando il terreno avrà dato i suoi frutti verrà effettuato il raccolto, il quale verrà poi trattato con altri conservanti per evitare alcuni processi di fermentazione. Con il raccolto si fabbrica il mangime per gli animali d’allevamento (tranne quella parte di raccolto che diventa direttamente nostro cibo come la frutta o la verdura, ma solo quella dall’aspetto migliore) e nel mangime sono aggiunti altri conservanti, onde evitare la formazione di particolari batteri dannosi per gli animali (per esempio i letali bacilli della Salmonella). L’animale più volte al giorno e per tutti i giorni della sua vita si nutre con questi prodotti (tralasciamo altre sostanze dannose con cui l’animale viene allevato, come i vari tipi di steroidi) e, una volta giunta la sua ora, viene macellato. Se la carne di cui andremo a nutrirci è fresca non sarà presente un ulteriore apporto di conservanti, ma se essa verrà usata per la preparazione di altri prodotti, allora verranno aggiunti nuovi additivi allo scopo di conservarla. Come si evince anche mangiando semplicemente una bistecca, i conservanti e gli antiossidanti non mancano. Non mancano nemmeno nella verdura e nella frutta (non dimentichiamoci dei conservanti e degli antiossidanti utilizzati come diserbanti e insetticidi). E nonostante alcuni additivi vengano eliminati dall’organismo con le urine, altri invece (la maggior parte) rimangono all’interno di esso. Teniamo presente che, a parte rari casi, tutti noi ci nutriamo ogni giorno con questi cibi ricchi di additivi.

Dovete sapere che il corpo umano dopo la morte subisce strane metamorfosi per via del rilascio di liquidi corporei e per la formazione di determinati gas e sostanze biologiche. Per esempio, alcuni cadaveri si gonfiano come rospi assumendo strani colori. Altri invece misteriosamente compiono alcuni piccoli movimenti e vengono ritrovati in strane posture. Ad altri ancora i capelli, i denti e le unghie crescono incredibilmente. Questi tipi di “mutazioni” hanno generato nel tempo i vari miti su vampiri ed esseri non morti tornati dall’aldilà per nutrirsi del sangue o delle anime dei vivi. Un ultimo bizzarro tipo di fenomeno permette invece la conservazione di alcuni cadaveri per molti anni e questo accadeva già nei tempi passati, quando ancora non esistevano i conservanti chimici. Immaginate ora cosa possa accadere al cadavere di un uomo che, come noi, si è nutrito per tutta la vita di conservanti e antiossidanti. Cosa accadrà ai nostri corpi ricchi di additivi una volta che la nostra anima li avrà lasciati? La risposta giusta in questo caso è anche la più semplice: i nostri corpi si conserveranno, si conserveranno magnificamente. Le nostre salme nelle bare saranno paragonabili alle carni conservate nelle latte. Diverremo carne in scatola e i tessuti si manterranno intatti per anni.

Gli additivi però, come dicevo, non sono gli unici colpevoli di quanto accaduto.

Purtroppo, non mi è possibile soffermarmi a lungo su ogni singolo argomento per via del poco tempo a mia disposizione prima del suo arrivo. Cercherò comunque di essere il più chiaro possibile. Il secondo colpevole di questa violenza è il farmaco denominato Principio Galvanico. Non dimenticherò mai il giorno nel quale ricevetti una telefonata da quel diavolo della Sanixan, quello stesso uomo che sta per raggiungermi nel mio ufficio.

Per spiegare le potenzialità di quel farmaco mi vedo prima costretto a illustrare il fenomeno del galvanismo. In esso si afferma che ogni essere vivente sia dotato di un’elettricità intrinseca creata dal cervello, propagata grazie ai nervi e immagazzinata nei muscoli. Stimolando tale elettricità mediante una scarica elettrica esterna, dotata della giusta intensità, è possibile ottenere delle contrazioni muscolari. Il farmaco chiamato Principio Galvanico, che la Sanixan mi sta pagando per testare, sfrutta appunto tale principio. In poche parole, va ad eccitare (tramite singolari nanomacchine) l’elettricità intrinseca conservata nei muscoli per riattivarli. I soggetti che ne hanno fatto uso, o meglio dire le cavie sulle quali viene testato a loro insaputa, hanno notato immediatamente una ripresa muscolare e un miglioramento generale del fisico: vari tipi di tremolii sono scomparsi e il corpo degli anziani ha riacquistato tanto vigore da sembrare quello di un atleta. Ultimamente ho effettuato parecchie letture sull’argomento e quindi potrei soffermarmi per ore e ore a discutere sul fondatore del galvanismo, il geniale Luigi Galvani, ma nuovamente temo di non avere abbastanza tempo a disposizione per via dell’imminente arrivo di quella specie di cadavere ambulante. Tuttavia, per convalidare la mia tesi sull’effettiva responsabilità del farmaco, in queste brutalità citerò il più grande esperto di tale pratica, il nipote dello stesso Galvani, Giovanni Aldini, la cui leggendaria figura ispirò a Mary Shelley il celebre dottor Victor Frankenstein. Aldini era convinto che, in talune circostanze, mediante scariche elettriche sarebbe stato possibile riportare in vita il cadavere di un uomo morto a patto che il corpo fosse stato abbastanza fresco e ben conservato. Iniziò quindi a organizzare raccapriccianti spettacoli in cui, mediante stimoli elettrici, costringeva teste di cadaveri a contrarre i muscoli facciali per assumere inquietanti espressioni. Lo stesso trattamento era riservato ai corpi decapitati dei defunti che costringeva invece a scatenarsi in spasmodici movimenti convulsivi. Dovete sapere che un tempo a Londra i criminali venivano impiccati e non decapitati come nel resto d’Europa. La possibilità quindi di recuperare corpi defunti "freschi" attirò Aldini nella capitale inglese nei primi anni del 1800 e lì il dottore conobbe un tale di nome George Forrest, detenuto in un carcere con l’accusa di aver ucciso sia la moglie che la piccola figlia. Aldini lo ritenne la cavia perfetta per il suo esperimento, così attese con ansia il giorno della sua impiccagione (secondo alcuni Aldini arrivò addirittura a corrompere i giudici pur di far impiccare il criminale). Subito dopo l’esecuzione, Aldini organizzò sul corpo un esperimento pubblico, il quale risultò talmente abominevole che molti spettatori svennero dal terrore e lo stesso assistente di Aldini morì per via di un infarto. Durante l’esperimento infatti il cadavere di George Forrest ricominciò a respirare e il suo cuore tornò miracolosamente a battere per alcuni secondi. Aldini riuscì cioè per un breve tempo a riportare in vita la salma. Tuttavia, il cervello dell’uomo rimase morto, probabilmente per la troppo consistente perdita delle preziose cellule celebrali.

Quale esito avrebbe ottenuto l’esperimento di Aldini se le cellule celebrali del cadavere fossero state ancora intatte? Se si fossero almeno in parte conservate? Aldini e gli altri presenti a quell’esperimento non avrebbero mai potuto immaginare quanto furono fortunati. Io ho avuto la maledizione di poter conoscere il risultato del suo esperimento su cadaveri le cui cellule cerebrali si sono in parte conservate a causa dei chilogrammi di conservanti e antiossidanti ingeriti nel corso di una vita. E ciò che ho visto è stata l’abominevole natura del primo uomo.

Eccolo, quel dannato sicario è arrivato, ma prima devo finire di scrivere.

Da sempre l’uomo ha provato con tutte le sue forze a vincere l’oscura signora, la nera mietitrice, la morte. Nel tentativo di riuscirci è ricorso alla scienza, alla religione e anche alla magia. L’idea di poter vivere per sempre senza doversi scontrare con la distruzione del nostro tempio, ovvero il nostro corpo, ha allettato chiunque abbia messo piede su questo pianeta che noi chiamiamo Terra. Ritengo incredibile che per uno strano e alquanto macabro scherzo del destino l’uomo sia riuscito in qualcosa di simile, e che ci sia riuscito inconsapevolmente unendo i conservanti alimentari a un farmaco per la stimolazione dell’elettricità intrinseca contenuta nei muscoli.

Non so se riuscirò a tornare per completare questo scritto. Ho eseguito parecchie autopsie durante la mia carriera, ma questa è la prima volta in cui temo per la mia vita all’idea di esaminare dei cadaveri.

Specifications

  • Pagine: 168
  • Anno Pubblicazione: 2019
  • Formato: a5
  • Isbn: 9788898423835

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