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Maria Elisabetta Ranghetti
Un'ombra sul fiume

Un'ombra sul fiume

Belfast, 1972: all’indomani della Bloody Sunday Kitty, una ragazza irlandese dei quartieri cattolici, si unisce all’IRA e alla lotta indipendentista.
Negli anni ’80 Kyros, un talentuoso fotografo londinese, si trasferisce a Belfast affascinato dalla lotta repubblicana per immortalare la Storia, ma verrà travolto dall’orrore della guerra.
Nel 2008, a dieci anni dalla fine del conflitto in Irlanda del Nord, Eva, artista dublinese, si reca a Londra per l’esposizione dei suoi quadri e lì incontra un uomo dal passato oscuro che segnerà per sempre la sua vita.
Sullo sfondo di una delle pagine più controverse della Storia europea contemporanea s’intrecciano, in un crescendo di suspense che travolge fino all’ultima pagina, le vicende di un’umanità segnata da ferite ma capace al tempo stesso di lottare per la vita.
Un’ombra sul fiume riconferma l’abilità dell’autrice che, in un avvincente gioco di colpi di scena, porta il lettore dalla Belfast degli anni settanta alla Londra del nuovo millennio passando per New York e Dublino.
Un libro sulla forza dell’amore e della Storia che tutto sbaraglia come un fiume in piena.

 

Maria Elisabetta Ranghetti, scrittrice e blogger. Laureata in Lettere moderne con una tesi sulla Shoah Foundation di Spielberg, esordisce nel 2015 col romanzo Oltre il mare di Haifa, edito da EKT Edikit. Nel 2017 pubblica il suo secondo romanzo, Corri più che puoi, sempre per EKT Edikit. Entrambi sono stati presentati in Israele e narrano, in forme diverse, il conflitto mediorientale di cui è profonda conoscitrice.
Un’ombra sul fiume è il suo terzo romanzo.
Per Neos Edizioni ha scritto il racconto Il battito delle ore, pubblicato nell’antologia Natale a Milano- città di ordinarie follie (2018).
Il suo blog è http://elisabettaranghetti.com.

Primo capitolo

CAPITOLO 1
Belfast, gennaio 1972

 

La pioggia batteva da ore sulla città, misurando col suo ritmo i passi stanchi dei suoi abitanti.

Kitty quel giorno rincasò prima dal lavoro; aveva sentito voci sugli scontri di Derry[1] e ne era rimasta sconvolta. Tredici civili erano stati uccisi mentre marciavano per reclamare i loro diritti. Belfast ovest[2] riecheggiava di quell’orrore ed esplodeva per la rabbia: da anni i cattolici chiedevano che fossero dati loro gli stessi diritti dei protestanti, ma Londra non lo permetteva. Aveva inviato l’esercito nel 1969 con il falso intento di proteggere i repubblicani dagli attacchi dei lealisti, ma quella breve luna di miele si era trasformata in ciò che Derry aveva messo sotto gli occhi del mondo: una prevaricazione disumana di un esercito occupante. La rabbia era incontenibile e molti giovani sapevano di non avere alternative, bisognava combattere per vivere liberi nella propria terra.

I suoi amici si erano ritrovati per decidere che cosa fare.

Kitty aveva da poco compiuto vent’anni. Il mondo, dall’Asia all’Europa, era in rivolta, l’America stessa protestava contro le guerre intraprese e i giovani lottavano per una vita di pace. Quei giovani americani bianchi non avevano però un nemico che sparava loro addosso durante marce pacifiche, come era invece successo a Derry.

Entrò in casa e mise la testa in cucina dove sua madre stava preparando la cena. La salutò con un borbottio confuso e poi si diresse in salotto dove trovò suo fratello con lo sguardo fisso sulle immagini di un giornale: l’orrore di Derry era giunto anche tra le mura di casa!  La settimana precedente era andata a messa e il sacerdote, nell’omelia, aveva parlato del perdono come forma di resistenza contro il nemico. Porgere l’altra guancia? A che pro? Per permettere agli inglesi di schiacciarla e decidere della sua vita? Non lo avrebbe permesso! Forse è così che si decide di partire per la guerra, in una serata normale, a casa propria, dove a lungo ci si è riuniti con la famiglia.

Durante la cena il silenzio serpeggiò tra lei e i suoi genitori e neppure suo fratello aprì bocca. Uscì subito dopo di soppiatto per raggiungere Gerry. Erano giorni in cui, girando per la città, si rischiava la vita, ma lei non si fermò e arrivò al solito posto.

«Eccomi» disse tesa una volta giunta a destinazione.

«Qualcuno ti ha seguita?»

«No.»

Gerry la fissò negli occhi scuri.

«Devi sempre stare attenta, soprattutto quando sei per strada da sola; quelli sparano appena si accorgono di aver di fronte uno di noi.»

«Lo so, ma col buio è più facile non farsi vedere.»

Gerry la baciò con tenerezza sulle labbra, ma si scostò di scatto al rumore di un boato.

«Che cosa è stato?» chiese spaventata.

«Non lo so, sembrava provenire dal fiume.»

Tesero l’orecchio verso i suoni della notte. Dei passi riecheggiarono e Gerry la prese per mano portandola in un angolo. Non parlarono fino a quando i passi non furono un’eco lontana.

«Proveniva dal Lagan, ne sono certa.»

Gerry la strinse a sé affondando il volto nei suoi lunghi capelli scuri.

«Prima o poi tutto questo finirà. Questo paese sarà libero e noi potremo circolare per le vie di Belfast senza che qualcuno ci controlli.»

Kitty non rispose. Volse lo sguardo verso est e pensò al fiume Lagan, a quando anni prima andava lì con la sua famiglia; all’epoca era legata ai suoi genitori, mentre ora quella guerra li stava dividendo. Pensò al fiume, al suo scorrere lento e inesorabile, ai moli pieni di navi che avevano fatto la storia della città, il verso dei gabbiani che, nelle grigie giornate invernali, si libravano per i cieli sulle acque marine. Pianse mentre Gerry la abbracciava . Dopo un tempo indefinito si mossero lungo Falls Road sotto la luce dei lampioni, due ombre allungate che scivolavano su strade segnate dalla guerra. Arrivarono a casa di Brian sudati nonostante il freddo. Gerry bussò tre volte secondo il segnale stabilito, la porta si dischiuse con un lento cigolio. Kitty, prima di varcare la soglia, guardò il cielo: la luna rischiarava il quartiere e il desiderio di vederla riflessa nelle acque del Lagan la divorò.

 

***

 

Quando ritornarono per le strade era ormai notte fonda; Gerry si accese una sigaretta e dal buio emerse una sagoma che li fece sussultare.

«Cavolo Jamy, mi hai fatto prendere un colpo!» ringhiò Gerry.

«Scusa, non volevo. Non si può andare verso i Divis Flats perché ci sono stati scontri.»

«Come faccio ora a tornare a casa?» chiese Kitty preoccupata.

«Viene a stare da me» le propose Gerry prendendola per mano.

«I miei mi ammazzeranno!»

Gerry si voltò e le sorrise.

«Dovranno abituarsi dato che ho intenzione di sposarti!»

Kitty si bloccò in mezzo alla strada.

«Che cosa hai detto?»

Lui la fissò serio.

«Che voglio sposarti, sempre che tu accetti, s’intende» le ribadì abbozzando un sorriso.

Kitty trattenne lacrime di gioia; Gerry era un lottatore, un uomo tutto d’un pezzo, ma lei, in quel momento, aveva percepito la sua paura di essere rifiutato. Gli strinse la mano e gli fece una carezza sul volto.

«Certo che lo voglio.»

Gerry la prese tra le braccia .

«Andiamo!» le disse tornando a camminare.

Arrivarono nel suo quartiere dove l’aria era pregna dell’odore di copertoni bruciati; negli angoli delle vie c’erano rottami di auto fumanti, ovunque vetri di bottiglie spaccate. Le fiamme che uscivano dai finestrini delle auto, nella notte, dipingevano spettri danzanti. Kitty strinse la mano di Gerry e lasciò che la conducesse nei vicoli a lui così familiari.

Un gatto emise un feroce miagolio facendoli sobbalzare. Kitty si fermò come se le gambe non rispondessero più ai comandi.

«È solo un gatto» disse lui cercando di rassicurarla.

Lei fece un respiro profondo e proseguirono. Quando raggiunsero la casa di Gerry, lui si accese un’altra sigaretta.

«Mia madre non vuole che fumi in casa. Ti dispiace aspettare che la finisca?»

Lei annuì e lui le sorrise. Il freddo era pungente e lei cercò di scaldarsi le mani col fiato.

«Mi spiace, la butto via ed entriamo.»

«Non ti preoccupare, posso resistere ancora un po’.»

Gerry continuò a fumare e lei guardò il cielo che nel frattempo era diventato di nuovo terso permettendo alla luna di riemergere.

«Deve essere bellissima riflessa nel Lagan.»

Prima che lui potesse risponderle, un suono di violino riempì l’aria.

«È mio fratello Tom»

«Tuo fratello suona il violino? A quest’ora della notte?»

«Il fratello di mia madre è un liutaio e un violinista: glielo ha insegnato lui. Non potevamo permetterci di comprare uno strumento così costoso e pagargli le lezioni. Si esercita di notte perché di giorno non ha tempo: in casa nessuno dice nulla.»

Kitty non rispose e si lasciò trasportare dalla melodia che riempiva l’aria.

«È commovente.»

«È la sua melodia preferita. La suona quando ha bisogno di trovare conforto. Nessuno protesta, né noi né i vicini: ci accompagna nelle dure notti e consola Belfast di tutti i suoi dolori. Sempre meglio della furia dei soldati che sfondano le porte per arrestarci.»

Kitty ascoltò le note che si libravano in quel paesaggio pieno di fumo e disseminato di bottiglie rotte. Gerry buttò in terra la sigaretta e le porse una mano.

«Posso chiederle questo ballo, signorina?»

Gli sorrise e gli diede la mano lasciando che la musica li conducesse in una danza delicata.

«Ti prometto che chiederò a Tom di suonarla al nostro matrimonio. Balleremo in riva al Lagan in una sera dove la luna piena si riflette nelle sue acque.»

«Sto per sposare un poeta» disse scherzosa.

«No, solo un uomo che ti ama, forse un po’ nostalgico come ogni irlandese.»

Continuarono a ballare sulle note del violino, avvolti da un buio che conteneva tutto il dolore di Belfast, rischiarati da una promessa d’amore.

 

[1] Bloody Sunday, Domenica di sangue. Il 30 gennaio 1972 nel Bogside della città di Derry (London-Derry per gli inglesi) il primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti che stavano marciando per reclamare diritti civili. Furono colpite ventisei persone. Tredici, tra cui sei minorenni, morirono quel giorno, una quattordicesima quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Molti testimoni, compresi alcuni giornalisti, affermarono che i manifestanti colpiti erano disarmati.

[2] West Belfast, la zona ovest della città dove è concentrata la minoranza cattolica della città. Belfast, come buona parte dell’Irlanda del Nord, è a maggioranza protestante.

Specifications

  • Pagine: 380
  • Anno Pubblicazione: 2019
  • Formato: a5
  • Isbn: 9788898423613

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