Franco Cavalleri
Fahrenheit 451. Quando il futuro è oggi

 Fahrenheit 451. Quando il futuro è oggi

Era un libro di fantascienza, quando uscì, Fahrenheit 451. Un libro di fantasia. Certo, tutti i libri sono di fantasia, tranne quelli storici o le biografie. E anche questi, ogni tanto, sono più fantasie dell’autore o del soggetto, che vere e proprie ricerche storiche. Libri come Fahrenheit 451, invece, lo sono - lo erano - in misura maggiore. Libri di fantasia, intendo. E di scienza. Qualcuno storcerà il naso e aggrotterà la fronte, a leggere ‘Fahrenheit 451 è un libro di scienza’. Eppure, è vero: quello di Ray Bradbury è un libro di scienza, se accettiamo i limiti di un lavoro che raccoglie i dati e le informazioni del Presente, per costruire gli scenari del Futuro. Non è poi quello che fanno anche economisti, sociologi, demografi, urbanisti, architetti ed ingegneri, ed oggi, in questi giorni, settimane, mesi di epidemia che è diventata pandemia, anche virologi, ricercatori di laboratorio, medici e tutte quante le professioni che girano nell’ambito della sanità? Accettiamo - supinamente per lo più - quanto loro dicono e raccontano, perchè non dovremmo accettare - e ragionando, facendo raffronti, confronti, verifiche, cosa che con chi ci parla di coronavirus e covid-19 non facciamo quanto lo scrittore americano ha messo nero su bianco sessantasette anni fa? Dopo tutto, lui ci ha azzeccato, senza ombra di dubbio, più di quanto fino ad adesso possono dire di averci azzeccato i vari esperti che da tre mesi riempiono le pagine dei giornali, lo schermo televisivo, le onde radio e le reti internet.

Racconti che guardavano oltre, quelli di Ray Bradbury. Guardavano avanti, dipingevano il futuro. Invece di una tela, un pennello e una tavolozza di colori, lui usava le pagine di un libro, una macchina da scrivere - o forse una penna?, no, non osiamo dire tanto, non era un amanuense e non viveva al tempo dei conventi, dei monasteri - e un unico colore, il nero delle stampanti per i libri. Dipingeva il futuro. Un futuro, quello che lui vedeva nella sua mente, nella sua immaginazione. Ma non un futuro fantastico, nel senso di ‘frutto della fantasia’, bensì un futuro basato su dati e informazioni, ragionamenti e conoscenza dell’anima umana. Spesso brutto. Spesso cattivo. Spesso terrorizzante. Un futuro che per noi esseri umani del ventunesimo secolo, dell’Anno del Signore 2020, è diventato il presente. Una fantasia che per noi è diventata realtà. A sessantasette anni di distanza, quello che Ray Bradbury disegnava come un mondo ipotetico, è invece la nostra vita quotidiana. E non è esattamente piacevole.

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