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RACCONTI "LE VIE BREVI"

PREMIAZIONE RACCONTI "LE VIE BREVI" con il prof. MASSIMILIANO BELLAVISTA

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Terzi classificati pari merito

ILARIA MONTAGUTI - INCANTO E DISPERAZIONE

Quando si accorse di essere arrivato, Nikolai avvertì una morsa allo stomaco. Aveva fatto in fretta, troppo. Sentì piombare sulle sue spalle l’insicurezza della giovane età. I nervi cedettero e capì in cuor suo che non ce l’avrebbe fatta. Ma l’amava disperatamente. Così tanto da tentare.Osservò la graziosa piccola casa dinanzi a lui. Il verde delicato delle pareti, interrotto da poche candide finestre in legno bianco, si armonizzava con la ricca vegetazione del giardino. Tutto appariva perfetto, un idilliaco paesaggio bucolico immerso in una luminosa giornata di sole.Avanzò lentamente. L’innaturale silenzio era riempito solo dal suo battito e dai suoi respiri. Poi udì un latrato festoso. Ebbe la certezza che lei era a casa.Non fece in tempo a vedere l’ombra sfrecciare che due occhioni affettuosi e una coda frenetica gli diedero un caloroso benvenuto.Nikolai si abbassò delicato. Abbracciò il cagnolino minuto, avvolgendolo tra le sue braccia, in un’unica fusione. Accarezzò con cura il morbido pelo mentre il suo viso accoglieva gioiose e ripetute leccate.Era ancora in quella posizione quando aprì gli occhi e vide la realtà. Fu allora che si staccò.- Mia dolce Annika...non posso portarti con me anche se è ciò che più vorrei al mondo. Sono qui per dirti addio e so che tu lo capirai. La nostra bella Pryp'yat' è deserta e nessuno tornerà più. Un male invisibile e incurabile ora popola questi luoghi. Non lascerò che ti faccia soffrire –Nikolai si alzò in piedi. Con la morte nel cuore sparò.

DANIELE RONDINELLI - NON CAMBIEREI UNA VIRGOLA

Il proemio


Quando vidi Alessandra la prima volta, vidi la sorella della vita, la luce. Indossava occhiali a specchio dove la mia immagine si rifletteva, se li tolse ed io restai ammutolito, inchiodato ad un presente circolare che non riuscivo a vincere e continuando a specchiarmi nei suoi occhi non riuscii a venirne fuori.


NON CAMBIEREI UNA VIRGOLA


Forse Dio l’aveva fatta scendere dal cielo come una manna, una rotondità magnetica per alleviare le mie pene. Orgasmo, fratello della vita. Potente e fluido, fu una esperienza a dir poco sconvolgente che nello scorrere del tempo orizzontale non ho più provato, mai più. Ho sorriso, sì l’ho fatto, ma era un lontano parente di quel piacere e dolore che insieme avevamo eretto. La verità è che ho avuto bisogno di conoscerla per conoscere me stesso.


L’epilogo


Alessandra è oramai un ricordo, abbiamo deciso di non vederci più, ma nella mia memoria verticale, se vado in profondità, fino in fondo, mi sorprende ancora quella luce. Luce che mi ha portato lontano, lontano da dove immaginavo di andare. Lontano da quel riflesso, eppure, non cambierei una virgola.


FINE

SECONDI  classificati pari merito

L’AMORE CHE RESTA - ANDREA MARIANI

Il signor Quinto esce dal bar-tabacchi con un groppo di nostalgia in fondo alla gola. Si ficca le mani nelle tasche dei pantaloni e rivede un’immagine sfuocata di quand’era ventenne; un bianco e nero sbiadito dai bordi consunti. Indossa il suo completo preferito, il primo giorno di lavoro. Contabile in un’azienda tessile. I folti capelli tirati all’indietro e un farfallino inamidato stretto al collo. Contabile. La parola gli riempie la bocca come gomma da masticare.
Sorride a un passante che tira dritto senza notarlo. Vorrebbe fermarlo e raccontargli quanto amava il suo lavoro.
Segue i sampietrini di una desolata piazzetta di cui stranamente non ricorda il nome. Un senso di vertigine lo costringe a fermarsi e ad appoggiarsi alla vetrina di una libreria. Si preme lo sterno. A fatica riesce a riempirsi i polmoni. Boccheggia, ma nessuno lo degna di uno sguardo. Forse si è trasformato nell’Uomo Invisibile.
D’un tratto, scorge la sagoma di una donna avanzare verso di lui.
Il signor Quinto sbatte le palpebre.
Devo essere uscito completamente di senno, pensa.
Eppure non può che essere sua moglie. Riconoscerebbe il taglio delle sue labbra anche a occhi chiusi. L’unico problema è che lui è vedovo da dieci anni.
La donna lo prende delicatamente per mano e lo guida verso un tunnel di luce.
Lui non oppone resistenza.
“Dove mi porti, Anita cara?” riesce a chiedere, raschiando la lingua lungo il contorno della dentiera.

CHE BAMBOLA!!! - ROMEO LUCCHI

Tutti i pomeriggi dopo la scuola andava a spiarla oltre la vetrina.
Rimaneva a guardarla per ore. Era pazzo di lei. Ma l’amore non era corrisposto, ne era consapevole. Era giovane, non stupido.
Probabilmente lei non si era mai davvero accorta di lui o forse era solo maledettamente brava a ignorarlo e a fingere di non aver mai notato quel ragazzino che trascorreva interi pomeriggi a fissarla sbavando come un sanbernardo. Interi pomeriggi lì, fermo sul marciapiede ad aspettare che lei finalmente si accorgesse di lui.
Di certo qualcun altro lo avrebbe fatto e prima o poi si sarebbe preso la briga di chiamare una guardia per farlo allontanare. Era solo questione di tempo.
Di fatto, era trascorso più di un mese e lei non lo aveva ancora degnato di uno sguardo. Questo a lui dispiaceva un po’, ma solo un po’ perché era bellissima e il fatto che lo snobbasse non bastava a scoraggiarlo.
Certo, era anche più grande di lui e parecchio più alta, ma anche questo non aveva importanza. Aveva un fisico mozzafiato.
Sì, d’accordo, aveva poche curve e il seno un po’ piatto, ma ragazzi: che bambola!
Più di una volta era riuscito a scorgerla nuda e per un’intera settimana l’aveva vista indossare solo lingerie.
Quel pomeriggio fu una brutta sorpresa scoprire che l’avevano rimpiazzata con un altro manichino. La nuova arrivata aveva la pelle scura. Era slanciata. Una degna sostituta.
È molto carina, pensò.

PRIMI classificati pari merito

BLACKOUT - DAVIDE TIZZANO

Due fogli A4 contenevano il prologo del suo romanzo.
Me lo mostrò al bar.
Il giorno era grigio, il cielo opalescente.
Seppi da subito che lei mi piaceva.
Si trattava di una forte attrazione. La sua pelle emanava giovane erotismo. Lei lo era, più giovane intendo, molto più giovane di me.
Venti anni di differenza son troppi in amore?
Potrebbe darsi, ma se un storia di amore si rifacesse soltanto alla voglia di perdersi nel sesso?
Lei frequentò casa mia.  I due fogli divennero un romanzo d’amore, senza erotismo però. Respirai per mesi la sua anima. Lo feci durante l’inverno, lo feci durante l’estate. Trattenni le mie voglie, ci tenevamo per mano. Poi lei andò via. Tornò dopo un anno, più bella di prima.
Mi era mancata più del mare. Mi disse che si era iscritta all’università, di avere un ragazzo, fui geloso.
Mi sentii come un ragazzino, un giovane di quarant’anni.
Ma lei era di nuovo li’ a mezzo passo, lo era il suo corpo, lo erano le sue mani, avrebbe potuto esserlo anche il suo cuore, chissà?
Arrivò l’inaspettato, una minaccia si diceva, la nostra salute, le nostre vite in pericolo. Il mondo chiuse. Spiazzati noi tutti, impauriti, increduli.
Mi fu portata via, la solitudine fece il resto.
Son rimasto qui, un anno è volato via.
Sono qui che aspetto lei... immagino il suo corpo nudo, cerco di ricordare la sua voce, sogno di accarezzarle i capelli, di baciarla ovunque, sento la sua pelle sul mio muscolo dell’amore.

L’AMORE - SILVIA DINI

Inutile che tu gli sorrida tutti i giorni, con l’aria del cucciolo scodinzolante, quando lui viene alla cassa del bar a pagare la solita colazione. Sii onesta, sai bene che non siete compatibili, non c’è chimica fra voi. L’unica volta che ti ha degnata d’uno sguardo è stato in agosto, quando dall’abitino scollato si intravvedeva il tuo enorme tatuaggio, impressionante, quell’albero di magnolia che ti ricopre tutta la schiena, ramificandosi lungo il collo e le braccia. E non era uno sguardo d’amore. Che poi, diciamolo, gli alberi te li fai tatuare perché non hai il pollice verde, non riesci neppure a tenere una pianta grassa, figuriamoci poi quando hai provato in giardino a piantare un pomodoro, o uno zucchino… neppure una foglia. Agli altri germogliano quasi per dispetto. Niente. Anche nelle relazioni d’amore non sei una buona contadina, forse sbagli il terriccio, o i tempi, e sembri non capire la giustsa stagione della semina che ha le sue regole, e sbagli laddove altri riescono per istinto. E, soprattutto, mai dare troppa acqua, mentre invece tu annaffi troppo. Le troppe lacrime non fanno crescere i sentimenti, al contrario, piano piano li deteriorano.
La cassiera, è carina ma con tutti questi tatuaggi vistosi non fa per me. Eppure sembrerebbe una a cui piace la natura, l’ambiente, una come me, chissà, una sera potrei invitarla fuori, giusto per conoscerla, ha un sorriso simpatico, domani se non sono in ritardo le parlo un po’, ma ora devo finire di scaricare le cassette, dal verduraio.

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