Giorgio Maran
Il tempo non è denaro

Il tempo non è denaro
Prezzo Fiera 17,00
Prezzo fiera 17,00 Perché la settimana di 4 giorni è urgente e necessaria

Viviamo nella società più produttiva e prospera della storia umana, ma per qualche motivo perseveriamo in un modello di produzione e consumo che prevede lo sfruttamento fino allo sfinimento di tutte le risorse: naturali e umane. Molte persone vedono un aumento e un’intensificazione dei tempi di lavoro, troppe altre l’esclusione dal lavoro e, spesso, dall’accesso alla società. Aznar la definisce la «società duale, in cui la metà degli individui lavora troppo e l’altra metà non lavora affatto».
È necessario spalmare gli aspetti negativi del lavoro su un numero maggiore di persone e condividerne gli effetti positivi. Ridurre gli orari, e quindi redistribuire il lavoro, significa liberare tempo di vita. L’obiettivo è quello di lasciare spazio anche ad aspetti che non siano dominati dall’economico, spazio cioè a tutto ciò che non risponde alle logiche del mercato e del denaro.

Primo capitolo

PREMESSA
Aprile 2020
Questo testo sarebbe dovuto uscire in libreria nel marzo 2020 ma un fatto di un’eccezionalità e gravità senza precedenti ne ha ritardato la pubblicazione. Un virus ha paralizzato e sospeso le nostre vite. Isolati e impauriti stiamo imparando ad affrontare l’ignoto, senza un’idea chiara di come dobbiamo comportarci. La nostra epoca non
aveva memoria della minaccia di morte portata da un’epidemia improvvisa, troppo lontana la spagnola di inizio ‘900 per essere ancora un monito. Avevamo cancellato dai nostri orizzonti l’ipotesi della caducità dell’esistenza. Se nessuno ha mai vissuto nulla di simile, allo stesso modo nessuno ha risposte su quello che succederà dopo. Chi oggi fa previsioni su come ne usciremo, sulle conseguenze e sul futuro sta facendo poco più di una profezia, nella speranza che si auto-avveri, non una previsione fondata su indizi certi. Tuttavia l’incertezza di questi giorni non ci impedisce di trarre delle lezioni. Spesso le situazioni eccezionali servono a squarciare il velo dell’ipocrisia quotidiana e rivelano di noi molto più di quanto siamo disposti ad ammettere in condizioni di normalità. Anzitutto, è esploso il contrasto tra l’esigenza di continuare a produrre e la salvaguardia della salute. Per la prima volta, le ragioni della produzione, il vero idolo dei nostri tempi, sono state messe in discussione e la tutela della salute ha, seppur parzialmente, prevalso rispetto alle ragioni economiche. Il sistema che non si può fermare perché deve macinare profitti è stato costretto a rallentare. È un fatto nuovo: in passato sono state innumerevoli le volte in
cui tra salute ed economia ha prevalso la seconda. Anzi, l’attacco subito dalla sanità pubblica, portato in nome di una presunta efficienza economica, non ha fatto altro che aggravare le conseguenze dell’attuale emergenza. Organici ridotti, posti letto tagliati, protezioni mancanti: l’imprevedibilità dell’emergenza ha messo in luce le carenze accumulate negli anni.rto importante, ma non più totalizzante.

Specifiche

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