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Alpinia Editrice

Elio e Pia Bertolina
Lettere dall'Argentina

Lettere dall'Argentina
Prezzo Fiera 15,00
L’emigrazione in Alta Valtellina

Contadini d’estate, artigiani migranti d’inverno: una costante sociale delle vallate alpine.

Così anche nel Bormiese, nella seconda metà dell'800 inizia l’emigrazione verso le Americhe: i più partono per l’Argentina dove si parla anche italiano.

Il padre di Cecilia, già migrante in Svizzera, si stabilisce vicino a Buenos Aires dove, come calzolaio, guadagnerà di più. ‘Lettere dall’Argentina’ raccoglie 63 lettere scritte col cuore e inviate in Italia, accorati messaggi testimonianza di profonda corrispondenza d’affetti, sofferta nostalgia, partecipato interesse per gli eventi della comunità d’origine, imperdibili momenti d’intensa comunione perché “solo per scritto si può contraccambiare l’affetto”, un prezioso strumento per vivere superando “la lontananza che divide”.


Elio Bertolina è costantemente animato da un profondo senso di appartenenza alla comunità della Valfurva (in Alta Valtellina, in provincia di Sondrio), frutto dell’educazione ricevuta in famiglia e sui banchi di scuola.

Con la pratica alpinistica degli anni giovanili e con la partecipazione al Comitato Scientifico del CAI presieduto da Giuseppe Nangeroni, trova l’opportunità di studiare da vicino le peculiarità della cultura tradizionale del mondo della montagna.

Dall’appassionata indagine sulla cultura delle vallate alpine, alla sistematica esplorazione del contesto della sua Valfurva il passo è breve.

La cultura locale è sempre stata al centro dei suoi numerosi lavori

in particolare con Alpinia ha pubblicato 

La Val di Ciurcégl’” (Alpinia ed. 2012), “A guardàr indré” (Alpinia ed. 2014),  “La mia ént, la nòsa ént” (Alpinia ed. 2017), “Lettere dall’Argentina (Alpinia ed. 2018).

Elio Bertolina ci ha lasciati a gennaio del 2020

Primo capitolo

Presentazione

 

Partono da Monte Grande a sud di Buenos Aires e arrivano a Uzza in Valfurva: sono sessantatre lettere scritte col cuore da chi le spedisce in Italia e lette col cuore da chi le riceve ai piedi delle Alpi. Sono accorati messaggi che testimoniano profonda corrispondenza di affetti, sofferta nostalgia per il paese natale e attento partecipato interesse per gli avvenimenti della comunità forbasca.

Ogni lettera è un imperdibile momento di intensa comunione perché “solo per scritto si può contraccambiare l’affetto”.

Ogni lettera è un prezioso strumento per vivere il vissuto di ciascuno superando “la lontananza che divide”. Bisogna pertanto occupare con una minuta calligrafia ogni spazio disponibile del foglio su cui si scrive “per non lasciare niente in bianco”. A questo obbligano le pesanti tariffe della posta aerea che impone di scrivere su carta leggera e trasparente tanto da rendere sempre più difficile l’utilizzo di entrambe le facciate del foglio.

Di queste lettere otto portano la firma di Celestina Bellotti (Pedenosso 1862 / Monte Grande 1956) e sono indirizzate alla figlia Cecilia Noali (Valfurva 1884 / Monte Grande 1976) nell’arco di tempo compreso tra l’1 dicembre 1924 e l’otto febbraio 1939.

La corrispondenza, qui rappresentata da otto lettere che Cecilia intrattiene con la figlia Gelmina (Valfurva 1914 / 1996), inizia il 27 ottobre 1957 e termina il 13 maggio 1975.

Nella primavera del 1970 Cecilia dedica una intera pagina alle tre figlie di Gelmina.

Le quarantacinque lettere che Cecilia invia al nipote e figlioccio Flavio Confortola (Valfurva 1929) datano dal 7 dicembre 1961 al 3 luglio 1976.

L’epistolario dall’Argentina termina con la lettera che in data 11 ottobre 1976 viene inviata a Gelmina dalla sorella Maria.

Mancano purtroppo in questa raccolta gli epistolari che Cecilia ha intrattenuto con le figlie Alice e Lina: nessuna traccia in tutte le ricerche effettuate.

 

La trascrizione di tutte le lettere che vengono qui presentate è stata eseguita rispettando rigorosamente il manoscritto originale, riportandone fedelmente sia gli errori di ortografia per lo più dovuti alla necessità di mettere su carta il pensiero che in quel momento passa per la mente, sia i termini riconducibili al dialetto forbasco, sia quelli derivati dalla parlata castigliana.

Nei pochi casi in cui non è stato possibile decifrare la singola voce la trascrizione della medesima è stata sostituita con punti di sospensione.

In calce a ogni lettera brevi note di commento volte a favorire la comprensione del testo.

[...]

 

Lettere di Celestina

alla figlia Cecilia

 

Da Monte Grande a Valfurva

dall’1 dicembre 1924 all’8 febbraio 1939

Ogni anno ai primi di novembre alcuni tra i calzolai di Valfurva che vanno a fare la stagione a Davos dormono a Pedenosso ospiti delle famiglie del posto; in tal modo rendono meno pesante il primo giorno del viaggio che superate le Scale di Fraele e la Valle dell’Orso li porterà a pernottare nel piccolo bivacco dell’Ovasc’pìn.

Avviene così il primo incontro di Celestina con il forbasco Antonioli Nicolò al quale i suoi genitori offrono ospitalità per una notte.Quando si sposano la notizia fa il giro di tutta l’Alta Valle perché non c’è memoria di una di Valdidentro che si marita con uno di Valfurva mettendo su casa a Sant’Antonio: nel 1884 nasce la prima figlia Cecilia. Come altri mericàni Nicolò nel 1891 decide di andare in Argentina. La famiglia si riunisce nel 1899 dopo l’incendio di Sant’Antonio; Celestina vive a Monte Grande fino al 1956; impara a parlare castigliano, familiarizza con altri emigrati dell’Alta Valle tra cui i Mascherona di Valfurva e i Maiolani di Oga.

All’inizio del 1908 Celestina deve confrontarsi con la sofferta partenza per il ritorno in Italia dell’amatissima figlia Cecilia. D’ora in avanti le lettere rappresenteranno l’unica possibilità di comunicare con lei.

Monte Grande 1 dicembre1924

Amatissima figlia e nieti

Questa es la quinta lettera che ti scrivo senza avere un piccolo riscontro di te: e perche non mi scrivi, io credo che non ti ho fatto niente del male per farmi sofrire così tanto, già lo sai e lo provi l’amore e il dolore che sofre una madre per i suoi figli. Noi non sapiamo più che penzare di tutti voi perche nella tua ultima scritta in Febraio mi dicevi che non ti sentivi tanto bene; però tutti i tuoi figli sono buoni di scrivere così mi potrebbero scrivere due righe che tanto stiamo anziosi di ricere o bene o male le tue notizie. Noi di salute stiamo bene per il momento però già lo sai che siamo vechi e cosi non si può sperare nuova vita. Dunque questa ti arriverà per le Sante Feste Natalizie, la quale come tutti gli altri anni i nostri più  sinceri e distinti auguri e saluti per voi tutti. Spero che avrai ricevuto una lettera che ti a scritto Teresita, perche sono andata a ritrovarli perche la viechia stava un poco male, però a ora sta un poco meglio. Anche lei mi ha detto che es di più di un anno che non le scrivi ne tanpoco il suo cugino.

Dunque non ti scrivo nessune notizie dei nostri interessi perche non sono sicura di avere delle tue mani un piccolo scritto. Mi saluterai tutti quelli che dimandano di noi, come pure ti saluta Pedro con su famiglia. Per ultimo noi tutti dolenti ti salutiamo e ti mandiamo mille baci e sempre tuoi Genitori e Fratelli.

Addio mia cara Figlia ricordati di tua mama che tanto sofre.

NOTA

Cecilia è vedova da due anni, deve provvedere a cinque figli e alla gestione dell’osteria. Sono trascorsi sedici anni da quando ha lasciato i genitori a Monte Grande. Celestina lamenta la mancanza di notizie e ricatta la figlia negandole quelle “dei nostri interessi”: in effetti il diradamento nonché la dispersione della corrispondenza sono evidenziati dalla distanza del precedente mese di febbraio (ultima lettera di Cecilia) a quello di dicembre.

 

Specifiche

  • Pagine: 208
  • Anno Pubblicazione: 2018
  • Formato: 14x21 cm - brossura
  • Isbn: 9788887584462
  • Prezzo copertina: 15

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