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Edizioni Il Fiorino

Nunzia Manicardi
M.M. vuol dire Mario Mazzetti

M.M. vuol dire Mario Mazzetti
Prezzo Fiera 20,00
Il costruttore, l’uomo, i record mondiali, le battaglie per la libertà. Con ca. 280 fotografie e documenti dall’Archivio Mazzetti Tozzi (molti inediti).

M.M.: un marchio leggendario, che dall’anno di nascita 1924 fino alla chiusura nel 1957 ha contribuito in maniera determinante a fare la storia delle due ruote su strada e in pista sia per l’eccellenza tecnica delle proprie macchine (sostenuta da numerosi brevetti) che per i record mondiali di velocità e gli importanti risultati sportivi raggiunti nelle cilindrate 125, 175 e 350 cc. (461 podi con 264 vittorie, 7 Campionati Italiani Piloti e/o Marche, 2 Campionati in Belgio e Francia, 13 Record Mondiali di Velocità). 

Primo capitolo

Mario Mazzetti e la M.M.

Sintesi dell’attività e della produzione

 

Mario Mazzetti

Mario Mazzetti (1895-1964), bolognese, fondatore della M.M., è stato uno dei più importanti tecnici del motociclismo italiano della prima metà del Novecento e la M.M. a sua volta è stata, nello stesso periodo e per circa 30 anni, una delle più importanti aziende motociclistiche bolognesi e italiane, arrivando a impiegare fino a 82 operai nella realizzazione di motociclette eccellenti nelle prestazioni, veloci, affidabili ed eleganti.

Il successo commerciale fu favorito da quello sportivo che lo vide rivaleggiare con le grandi marche nazionali conquistando fra il 1924 (anno d’esordio) e il 1957 (anno di chiusura):

- 461 podi con 264 vittorie

- 7 Campionati Italiani (Piloti e/o Marche) e 2 Campionati esteri (Belgio e Francia)

- 13 Record Mondiali di Velocità.

La competenza e la predisposizione di Mario Mazzetti alla progettazione d’avanguardia fecero sì che le sue moto impiegassero soluzioni innovative, spesso precorritrici nel panorama motoristico nazionale. Tra il 1924 e il 1942 furono ben 9 i dispositivi originali da lui ideati, 7 dei quali brevettati e tutti utilizzati sulle M.M. Altrettanto innovativo fu l’impiego di materiali.

 

Grande tecnico e progettista, mediocre imprenditore

Alla morte di Mario Mazzetti il direttore della rivista “Motociclismo” Arturo Coerezza così scriveva: “È considerato una delle più illustri firme dell’industria motociclistica italiana, un tecnico illuminato, un costruttore animato dalla più intransigente scrupolosità che rasenta persino la più spietata autocritica”.

Mario Mazzetti era un uomo che si era fatto da sé. Di origine molto modesta, proveniente da una famiglia numerosa priva di possibilità economiche, con studi assai limitati, di spirito libero e progressista, sostenitore di quelle idee socialiste a causa delle quali si alienò anche un sicuro posto di lavoro sotto lo Stato fascista, seppe scegliere con fermezza la strada dell’indipendenza in modo da poter dar vita a quello che più di tutto amava al mondo: progettare motori motociclistici. Per far questo, però, ebbe sempre bisogno al suo fianco di uno o di più soci finanziatori: dapprima Giuseppe Massi-Mazzi e Angelo Mattei, poi Antonio Salvia e infine Marco Cappelli. Nessuno, tranne Salvia, fece i suoi interessi, teso com’era a perseguire esclusivamente i propri. Anche Alfonso Morini, il futuro titolare della Moto Morini, che pure gli fu di grande aiuto nelle fasi iniziali, con il tempo andò cercando obiettivi soltanto personali che finirono per decretare la sua forzata estromissione dalla società M.M. di cui era stato socio di fatto prima ancora che essa nascesse ufficialmente e, successivamente, anche socio di nome.

Mazzetti fu un grande tecnico e progettista ma un mediocre imprenditore. Forse non poteva fare diversamente, però sicuramente non seppe valutare con sufficiente chiarezza le persone che si metteva accanto né tanto meno controllarle e gestirle a proprio vantaggio. A lui tutto quello che interessava era starsene dentro la sua officina a progettare, progettare, progettare…

La cronica mancanza di liquidità finanziaria lo condusse inevitabilmente, fra molti alti ma ancor di più fra molti bassi, al fallimento della sua creatura. La M.M. sparì così nel novero, sempre più grande e illustre, delle tante realtà sprecate di un’Italia motoristica e industriale che seppe mettere in campo lo Stato soltanto quando lo Stato fiutava di poter, a sua volta, trarre vantaggi personali o di farli trarre ai propri accoliti. Esattamente come succede oggi.

Specifiche

  • Pagine: 224
  • Formato: 17x24
  • Isbn: 978-88-7549-733-0
  • Prezzo copertina: € 20,00

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