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Paolo Del Vecchio
STORIA DELLA BIRRA

STORIA DELLA BIRRA
Prezzo Fiera 15,00
Dai Sumeri ai giorni nostri

Scrivere la storia della Birra equivale a scrivere la storia dell’umanità, dal momento che la Birra è presente nella storia dell’uomo almeno sino da 5000 anni prima di Cristo.
La Birra è presente in tutte le fasi della vita dell’uomo: come bevanda, come alimento, come salario, come oggetto sacrificale.
L’autore ha saputo estrapolare i fatti più salienti, attenendosi strettamente alla vastissima documentazione esistente;
Ne è scaturito un libro in una prosa scorrevole e godibile, infarcito di aneddoti, racconti taluni truculenti, altri divertenti. Un libro che non è mai cattedratico, ma vuol essere solo piacevole lettura che alla fine allarga la conoscenza di questa magnifica bevanda che dalla notte dei tempi ha dissetato gole e rinfrescato spiriti.
Un lavoro certosino, puntiglioso e minuzioso che ha richiesto molti anni di studio appassionato, come appassionato di archeologia è l’autore e che non mancherà di appassionare anche il lettore.

Primo capitolo

 

Primo capitolo

Dalle origini dell’uomo

Agli albori della sua comparsa sulla terra, l’uomo viveva nei boschi che ricoprivano fitti il globo terrestre, e si nutriva essenzialmente di bacche, radici, frutti e, quando gli era possibile, dei prodotti della caccia in una terra ricca di selvaggina ma di non facile cattura. Questa vita difficile, dura, tesa alla continua ricerca di cibo faceva sì che la crescita della popolazione fosse estrema-mente limitata sia perché la scarsità di cibo influiva sulla fertilità, sia perché i gruppi familiari, o piccole tribù, avevano bisogno, per la loro sopravvivenza, di ampi spazi per la caccia e la ricerca dei vegetali. Soltanto dopo aver scoperto l’agricoltura l’uomo poté disporre di più abbondanti quantitativi di cibo per tutto il periodo dell’anno, raggiungendo così più sicurezza e serenità. Ma per compiere questo piccolo passo occorsero diecine di migliaia di anni. L’uomo uscì quindi dalla foresta e si appropriò dei grandi spazi delle praterie ove riuscì meglio ad applicare le pur rudimentali tecniche agricole. Le famiglie crebbero di numero, si formarono tribù, villaggi, paesi, centri abitativi di sempre maggiori grandezze, sino a raggiungere dimensioni di vere e proprie città. S’innescò dunque sulla terra il processo irreversibile di crescita della popolazione e, con questa, la civiltà, la scoperta di sempre nuove terre, nuove invenzioni in un vortice sempre più accelerato che nel breve volgere di pochi millenni avrebbe por-tato alla esplosione della civiltà come la conosciamo oggi. Parallelamente allo sviluppo dell’uomo, avvenne lo sviluppo degli animali. Infatti, sino a quando questi abitavano nelle foreste, la scarsità di pascolo e quindi di cibo per i carnivori, fece sì che le loro dimensioni oggettive rimanessero moderata-mente piccole. Ne è un esempio il cavallo il quale in origine, vivendo nelle foreste, non era più grande di un coniglio, pur avendo la stessa morfologia attuale. Con la deforestazione e l’avvento delle grandi praterie, anche gli animali crebbero di numero e di dimensioni. Alcuni erbivori crebbero a dismisura, come i dinosauri e, i più grandi in assoluto, i brontosauri. Ovviamente anche i carnivori crebbero di misura sino a raggiungere immense dimensioni, come il più terribile di tutti, il tirannosauro, vero mostro, macchina da guerra spaventosa. Ma tutto ciò rientra nella sto-ria della evoluzione della specie. Immagine della supernova che ha dato origine alla nebulosa del Granchio nella omonima costellazione e che produsse una luce che nel 1054 fu avvertita dalla Terra per tre settimane. La nebulosa del Granchio ha un diametro di 13 anni luce, mentre la stellina rimasta dalla esplosione si è ridotta apparentemente ad un piccolo puntino luminoso. Improvvisamente, per fattori non ancora completamente chiariti, quasi contemporaneamente i grandi animali sono spariti dalla faccia della terra. Una delle più accreditate moderne teorie fa risalire questo catastrofico evento a circa 65 milioni di anni or sono, quando implose una stella creando una supernova nelle vicinanze del nostro sistema solare, ad appena 880 anni luce dalla terra, distanza che può sembrare enorme, ma che, in effetti, è molto modesta considerate le dimensioni le foreste, la scarsità di pascolo e quindi di cibo per i carnivori, fece sì che le loro dimensioni oggettive rimanessero moderatamente piccole. Ne è un esempio il cavallo il quale in origine, vivendo nelle foreste, non era più grande di un coniglio, pur avendo la stessa morfologia attuale. Con la deforestazione e l’avvento delle grandi praterie, anche gli animali crebbero di numero e di dimensioni. Alcuni erbivori crebbero a dismisura, come i dinosauri e, i più grandi in assoluto, i brontosauri. Ovviamente anche i car-nivori crebbero di misura sino a raggiungere immense dimensioni, come il più terribile di tutti, il tirannosauro, vero mostro, macchina da guerra spaventosa. Ma tutto ciò rientra nella storia della evoluzione della specie. Immagine della supernova che ha dato origine alla nebulosa del Granchio nella omonima costellazione e che produsse una luce che nel 1054 fu avvertita dalla Terra per tre settimane. La nebulosa del Granchio ha un diametro di 13 anni luce, mentre la stellina rimasta dalla esplosione si è ridotta apparentemente ad un piccolo puntino luminoso. Improvvisamente, per fattori non ancora completamente chiariti, quasi contemporaneamente i grandi animali sono spariti dalla faccia della terra. Una delle più accreditate moderne teorie fa risalire questo catastrofico evento a circa 65 milioni di anni or sono, quando implose una stella creando una supernova nelle vicinanze del nostro sistema solare, ad appena 880 anni luce dalla terra, distanza che può sembrare enorme, ma che, in effetti, è molto modesta considerate le dimensioni dell’universo, e tale da far giungere sino a noi le spaventose radiazioni nucleari che questo tipo di esplosioni comportano. Le radiazioni emesse dall’astro avrebbero interferito sulle capacità riproduttive di tutte le specie viventi di grande e media taglia portandole alla estinzione nel breve volgere di una gene-razione. L’uomo era allora ancora al di là di venire ed i primati dai quali discende, secondo la teoria evoluzionistica, erano di dimensioni non superiori a quelle di uno scoiattolo. Ne fu influenzato anche il plancton, che modificò in parte la sua struttura, ma sopravvissero solo alcune varietà animali di piccole dimensioni dalle quali ripartì l’evoluzione della specie e tutto ricominciò da capo, o quasi. Ma torniamo all’uomo. L’homo sapiens, primogenito della nostra specie umana, era calato in una natura selvaggia, a volte crudele, ma certamente spaventosa sia per la pericolosità degli animali carnivori, sia per il terrore che i semplici fenomeni naturali certamente infondevano in quegli esseri primitivi. Erano al cospetto di inspiegabili e a volte spaventosi e-venti della natura, come la nascita, la morte, la pioggia, i lampi, i tuoni, il sole che tutti i giorni scompariva all’orizzonte per far posto alla luna ed alle stelle, e quindi alla crescita dei frutti, il gelo degli inverni, il fuoco e così via. Avevano individuato in tutte queste forze misteriose, divinità invisibili positive e negative, alle quali attribuire la causa dei fatti così strabilianti e arcani.

Specifiche

  • Pagine: 288
  • Formato: cm 17 x 24
  • Isbn: 978-88-7549-506-0
  • Prezzo copertina: 15,00

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